Questo è il giorno 

Per noi popolo sardo questa data, il 28 aprile,  rappresenta un momento di rivalsa e riscatto,  il grido di dignità e orgoglio di una terra che, a partire dal 13° secolo, è stata territorio  di conquista e soprusi da parte di popolazioni straniere. A partire dal 1200 ci sono stati i pisani e gli aragonesi e i genovesi, i Doria e i Malaspina,  i Donoratico e i Della Gherardesca; e poi, una volta costituito il Regno di Sardegna,  sono arrivati i francesi e i piemontesi, e poi, poco più di 150 anni fa, gli italiani; e alla fine,  i Briatore e i calciatori tatuati.

Il 28 aprile del 1794 furono cacciati dall’ Isola il viceré sabaudo e tutti i funzionari piemontesi a seguito di una sollevazione popolare; il parlamento locale e la Reale udienza presero il controllo della situazione,  e governarono per alcuni mesi sino alla nomina del nuovo viceré. Questo si ricorda, oggi.

Non conosco sardo che non abbia in sé,  in misura più o meno sviluppata, un senso identitario, o che non senta l’appartenenza a questa nostra terra ancor prima di quella a ogni altra organizzazione amministrativa o civile. Non conosco sardo che non si strugga per la nostalgia per questa terra antica e dolente. E non è un caso se molti di noi si sentono più europei che italiani.

Non intendo ignorare  le responsabilità di noi sardi rispetto alla nostra storia e al nostro destino. Ma qui si parla di tutt’altra cosa. Oggi ricordiamo l’orgoglio e la dignità dei sardi, che, a dispetto di qualunque crisi o qualsivoglia espansione e rafforzamento della globalizzazione,  continua a esistere, e anzi a rafforzarsi.

“Sardinia no est Italia”, ovvero: la Sardegna non è Italia. Oggi ce lo ricordiamo.

 

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Uno strappo alla (mia) regola

Avevo deciso di non parlare del referendum, stufo di questo fazioso tipo da stadio su entrambi i fronti, e consapevole che, alla fine, sia per il sì che per il no l’elemento principale è che la riforma della Costituzione è stata proposta da Renzi. Però rompo il silenzio per una specie di comunicazione di servizio, che, mi rendo conto, potrebbe apparire controcorrente e magari provocatoria. Questo è il link al documento della Camera che analizza, articolo per articolo, che cosa potrebbe cambiare

http://documenti.camera.it/Leg17/Dossier/Pdf/AC0500N.Pdf

Poi, che ognuno faccia come vuole (come è giusto che sia).