Un altro modo di divertirsi

Due settimane fa ho un fatto cosa che pensavo che non avrei fatto in vita mia. Sai quelle cose destinate ad altri, per le quali non ti senti proprio tagliato, o per caratteristiche fisiche o caratteriali, o per tutto questo insieme?

Per me, per esempio, c’è stato sempre il tabù di apparire. Qualche hanno fa ho dato una bella scossa a questo castello di rigidità dedicandomi al teatro (che in realtà mi “chiamava” già da tempo, e intorno al quale giravo da anni senza rendermi conto), e scoprendo, all’improvviso, che poche cose sono più elettrizzanti, stimolanti e positive per l’ego di un palcoscenico e di un pubblico, e che in definitiva ci si sottopone a mesi e mesi di dove e di lavoro estenuante su di sé per quell’applauso finale del pubblico.

Passo successivo (quello di due settimane fa, appunto): posare per foto di moda. E anche questo lo ho fatto. Una amica che disegna e produce t-shirt strafighe mi ha proposto di posare indossando la nuova collezione. Dopo un momento iniziale di rigidità e imbarazzo, tutto ha cominciato a girare,  e ci siamo divertiti da matti. Un esempio del risultato è quello che vedete qui sotto.

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Scrittura e teatro

Incredibile come teatro e scrittura siano così simili, così vicini nell’essenza, nello spirito, nei principi guida, e, forse, addirittura nei valori. Precisione, costanza, orgoglio, umiltà, attenzione al dettaglio, abbandonare i lidi tranquilli, conosciuti, familiari, a favore dell’ignoto, del nuovo, dello sperimentale. Ma soprattutto, l’onestà. L’onestà verso il lettore, l’onestà verso lo spettatore.

Tutto questo li unisce. E molto di più. Incredibile.

Teatro e scrittura: due modi diversi ma affini di rendere più vera la realtà

Che cos’è che possiamo chiamare teatro? Il verboso susseguirsi di frasi, di battute, di gesti? Oppure qualcos’altro? Perché il teatro è una cosa ben precisa, per come la vedo io, ben precisa e notevolmente diversa da ciò che invece normalmente si associa allo spettacolo su un palco. L’espressività del corpo è altrettanto o talvolta più importante di quella della voce o del volto. I movimenti e la postura, la tensione muscolare e nervosa diventano elementi non scambiabili, irrinunciabili di espressione e di gesto artistico. La recitazione non è mimica, non è descrizione o rappresentazione della vita, ma trasfigurazione e trasposizione della vita stessa dentro la rappresentazione. Chi per esempio recita la parte del capo indiano non la rappresenta, ma la vive realmente condensandola in simboli che ne riassumono i tratti veri, più essenziali, necessari. Nella rappresentazione tutto ciò che non è realmente utile, necessario alla storia o alle sensazioni, viene tagliato, eliminato, o almeno trasformato, ridotto alla sua essenza più vera, a quella parte minima che è realmente irrinunciabile, imprescindibile, autentica.

Tra teatro e scrittura ci sono affinità innumerevoli e molto forti. Anche la scrittura fa sue le regole dell’utilizzo dei simboli al posto delle descrizioni, degli elementi essenziali al posto degli orpelli, della precisione al posto dell’abbondanza imprecisa. Anche la scrittura è solo ciò che è necessario alla storia, o ai caratteri dei personaggi, o a entrambi; nemmeno una parola in più, un aggettivo, un avverbio, nemmeno una virgola. Il punto deve gridare forte sulla pagina come il protagonista di una tragedia. Il ritmo della narrazione dev’essere al centro dello scrivere, come lo è nel teatro. E come il teatro, anche la scrittura diventa più vera della vita vera, più reale della vita reale; perché è filtro, interpretazione, trasfigurazione e quindi traduzione della realtà in concetti, idee, essenza. E’ tutto ciò che la realtà non riesce se non raramente a essere: un condensato di momenti e emozioni, la puntiforme onda d’energia di un laser. 
Prendete la vita che viviamo ogni giorno, e spogliatela della banalità del quotidiano e della sciatteria dell’ordinario lasciando solamente le emozioni, i pensieri più profondi, i momenti più significativi. Raccontate tutto questo con simboli, immagini, tratti, espressioni. Allora, e solo allora, avrete teatro; allora, e solo allora, avrete letteratura.