Russell, l’insegnamento, dieci regole e la scrittura

 

Dieci regole, dieci frasi sintetiche ma cariche di significati e di implicazioni. Pubblicato per la prima volta nel 1951 nel New York Times Magazine, il “decalogo” di Bertrand Russell (che, come disse ironicamente lo stesso autore, non intendeva sostituire quello biblico ma solo ampliarlo) riassume in sè l’essenza dello spirito liberale e libero, e fu messo insieme pensando soprattutto alla sua applicazione all’insegnamento e all’educazione dei giovani.
In realtà, basta leggerle per accorgersi che possono applicarsi a qualunque attività umana, dalla più semplice alla più sofisticata, compresa naturalmente la scrittura. O almeno, questo è ciò che ho pensato io. E ho provato a interpretarle dal punto di vista di chi scrive.

Ecco allora le dieci celeberrime “regole”.

1. Non essere mai sicuro di niente. La buona scrittura è sperimentazione, è seguire sentieri non ancora battuti (o almeno cercarli), sia nello stile narrativo sia nei contenuti senza scimmiottare gli altri. Abbandonare il conosciuto per cercare nuove forme comunicative e nuovi sogni è una delle caratteristiche di base dell’arte, ma anche del buon artigianato. Quindi non basarti solo su ciò che sai e che hai sperimentato, ma cerca il nuovo, rimetti in gioco le tue certezze.

2. Non pensare che si possa nascondere l’evidenza, perché l’evidenza prima o poi è destinata a venire alla luce. Le cose, anche nella scrittura, seguono un loro corso, e non possiamo che assecondarlo, non possiamo negare l’evidenza (compresa, magari, l’eventualità che non abbiamo sufficiente talento per arrivare dove vorremmo).

3. Cerca di riflettere su ciò che stai facendo anche quando sei sicuro di avere successo. L’umiltà, il mettersi continuamente in discussione è un elemento insostituibile nella strada verso il miglioramento.

4. Quando incontri qualcuno che ti si oppone, sia pure il coniuge o tuo figlio, cerca di spuntarla con il ragionamento invece che con l’autorità: una vittoria che derivi dall’autorità è non vera e illusoria. La propria forza e il proprio valore si misurano con la parola scritta, non millantando né cullandosi su eventuali allori.

5. Non avere rispetto dell’autorità altrui: si possono sempre trovare autorità opposte. Ovvero: se credi nelle tue idee, nella tua scrittura, combatti per essi e portale avanti con coraggio e tenacia, senza timori reverenziali.

6. Non usare il potere per sopprimere opinioni che ritieni pericolose, perché saranno loro a sopprimerti.
La verità anche nella scrittura paga sempre, ed è più forte di qualunque sollecitazione indebita.

7. Non temere di avere opinioni stravaganti o eccentriche: ciò che ora è comunemente accettato, prima che lo fosse  era considerato stravagante. Cerca di osare, senza timore. Ciò che oggi appare strano, troppo nuovo, domani potrebbe essere accettato e diventare la norma. In altre parole, rifiuta di ripercorrere le strade degli altri, se ne hai la possibililtà e hai abbastanza talento (altrimenti rischi di apparire ridicolo e weird).

8. Trova più piacere in qualcuno che dissente con intelligenza piuttosto che in chi è d’accordo in modo passivo: se dai valore all’intelligenza, dal primo può derivare un accordo ben più profondo che dal secondo. Pensiamo alla diversa utilità di un’adulazione rispetto a una critica seria e ragionata, fatta con acutezza e con spirito positivo. La crescita come scrittore arriva proprio quando si riesce a accettare e elaborare critiche e osservazioni pungenti.

9. Sii scrupolosamente sincero, anche se la sincerità spesso ti sembrerebbe meglio tenerla nascosta. Il lettore merita schiettezza e sincerità, e sente quando lo scrittore lo sta ingannando con trucchi o banalità che suonano subito falsi. Quindi rivela te stesso, senza artifici o millanterie, perché tanto ti porterebero poco lontano.

10. Non invidiare la felicità di coloro che vivono in un paradiso dei pazzi, perché solo un pazzo penserebbe che quella sia felicità. Pensa alla tua scrittura, non a quella degli altri, soprattutto di queli che ne vanno fieri: chi scrive seriamente, difficilmente sarà soddisfatto di ciò che ha scritto. Sarebbe un pazzo.