Leggere in solitario, leggere con altri

La lettura è soprattutto una questione privata, qualcosa da fare da soli. Si potrebbe anzi definire come una delle attività più solitarie che esistano, e questo indipendentemente dal fatto che no ci sia, nel luogo in cui ci si è sistemati per leggere, effettivamente nessun altro.

Ma lasciate che vi dica una cosa: non è vero. Non è sempre, automaticamente vero. Perché c’è un modo di leggere insieme agli altri, naturalmente escludendo il leggere “in coro”: sono i gruppi di lettura.

Se non avete mai fatto parte di un gruppo di lettura, provo a spiegare in poche parole di che cosa si tratta. Un gruppo di persone, “guidate” da qualcuno che sa di che cosa parla (nel mio caso uno scrittore di professione), si riunisce di solito una volta al mese, per parlare del libro che, insieme, hanno scelto la volta precedente, e che tutti hanno dovuto leggere.

I vantaggi sono che:

  1. si parla di libri, argomento sempre piacevole, e:
  2. siccome la scelta del libro per la volta seguente è fatta dal gruppo, si può fare la conoscenza con nuovi autori, e incappare magari in qualche bella sorpresa.

C’è (almeno) un elemento negativo, però, ovvero: se in generale riesci a trovare poco tempo da dedicare alla lettura, non sempre hai voglia di leggere qualcosa indicata da qualcun altro, ma probabilmente vorrai fare da solo le tue scelte.

Io partecipavo a un gruppo di lettura, tempo fa. E ho smesso.

Scrivere un romanzo è come costruire una casa?

Se uno mi facesse la domanda del titolo gli risponderei: in che senso, scusa? Perché detta così sembra un po’ una sparata a caso, un tentativo di frase a effetto.

Però, a pensarci bene un senso ce l’ha. Perché se le parole sono mattoni, la storia è la struttura, e l’uso che facciamo delle parole dà luogo agli intonaci, le tinte, gli arredi. Quando scrivi, di solito, pensi a una storia, a quella che viene chiamata trama? Non so. A me, a ben guardare, si forma nella mente un personaggio, che piano piano si arricchisce di caratteristiche. A quel punto, basta lasciarlo vivere sulla pagina, e il gioco è fatto.

E quindi, mi devo correggere: la struttura non è la storia, ma i protagonisti. Il resto ricopre la struttura, trasformandola in una casa. E poco importa se il risultato finale sia una villa, o una umile catapecchia: l’importante è scrivere.

L’altezza della cultura (e la sua estensione)

Ma perché in Italia spesso la cultura è ritenuta qualcosa per pochi eletti? Perché abbiamo la convinzione snobistica che se qualcosa ha successo di pubblico è sicuramente dozzinale, volgare, o comunque non artistico?

Si possono pubblicare libri belli, che vendono molto. Si possono pure pubblicare libri brutti, che vendono molto. Oppure libri belli, ma che non vendono. Non si possono pubblicare libri brutti e che non vendono nemmeno. Magari bisogna imparare a scrivere libri belli, prima di buttare fango su quelli che vendono molto, belli o brutti che siano.