Scrivere un romanzo è come costruire una casa?

Se uno mi facesse la domanda del titolo gli risponderei: in che senso, scusa? Perché detta così sembra un po’ una sparata a caso, un tentativo di frase a effetto.

Però, a pensarci bene un senso ce l’ha. Perché se le parole sono mattoni, la storia è la struttura, e l’uso che facciamo delle parole dà luogo agli intonaci, le tinte, gli arredi. Quando scrivi, di solito, pensi a una storia, a quella che viene chiamata trama? Non so. A me, a ben guardare, si forma nella mente un personaggio, che piano piano si arricchisce di caratteristiche. A quel punto, basta lasciarlo vivere sulla pagina, e il gioco è fatto.

E quindi, mi devo correggere: la struttura non è la storia, ma i protagonisti. Il resto ricopre la struttura, trasformandola in una casa. E poco importa se il risultato finale sia una villa, o una umile catapecchia: l’importante è scrivere.

L’altezza della cultura (e la sua estensione)

Ma perché in Italia spesso la cultura è ritenuta qualcosa per pochi eletti? Perché abbiamo la convinzione snobistica che se qualcosa ha successo di pubblico è sicuramente dozzinale, volgare, o comunque non artistico?

Si possono pubblicare libri belli, che vendono molto. Si possono pure pubblicare libri brutti, che vendono molto. Oppure libri belli, ma che non vendono. Non si possono pubblicare libri brutti e che non vendono nemmeno. Magari bisogna imparare a scrivere libri belli, prima di buttare fango su quelli che vendono molto, belli o brutti che siano.