Connessioni tra lettura e scrittura

Provate a scegliere, come libri da leggere, solo romanzi di un genere, oppure solo romanzi di un autore, o, almeno, solo romanzi americani scritti, diciamo, negli ultimi venti o trent’anni. Fatelo per mesi, o meglio per anni, uniformando le vostre letture a queste scelte. Riempitevene la testa, gli occhi, e magari  il cuore.

Ora, scrivete. Che cosa? qualche pensiero,un racconto, magari un romanzo; e vediamo che cosa succede.

Quello che voglio dire è che ciò che leggiamo, se non altro perché lo amiamo, ci influenza. E’ difficile che la sua voce non ci risuoni, e a lungo, nella mente, e nel cuore. Se siamo solo dei lettori, e ci chiedono dei consigli di lettura, il risultato sarà automatico: saranno consigli di lettura ben prevedibili. Se scriviamo pure, non pensiamo di passarla liscia: le letture che facciamo, e che ci portiamo dentro, influenzeranno anche il risultato delle nostre fatiche.

Naturalmente, però, dobbiamo scrivere con la  nostra voce. Che però sarà anche il risultato delle letture che stratifichiamo dentro di noi.

 

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Saluti da Atene 

In vacanza nella capitale greca per qualche giorno,  ne approfitto per leggere un po’ di più,  e con più libertà e “ispirazione “.

Da leggere,  ho scelto “Stoner”, di John E. Williams, scritto se non sbaglio verso il 1965 ma arrivato in Italia solo qualche anno fa; un libro di cui si è parlato così tanto da noi, nei mesi dopo l’uscita, da far passare la voglia di leggerlo. Devo dire che invece è veramente buono. Mi ricorda la complessità introspettiva di autori come John Irving o Richard Ford.

Bene, ora riprendo a leggere, e a visitare la città.

Saluti da Atene.

 

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L’altezza della cultura (e la sua estensione)

Ma perché in Italia spesso la cultura è ritenuta qualcosa per pochi eletti? Perché abbiamo la convinzione snobistica che se qualcosa ha successo di pubblico è sicuramente dozzinale, volgare, o comunque non artistico?

Si possono pubblicare libri belli, che vendono molto. Si possono pure pubblicare libri brutti, che vendono molto. Oppure libri belli, ma che non vendono. Non si possono pubblicare libri brutti e che non vendono nemmeno. Magari bisogna imparare a scrivere libri belli, prima di buttare fango su quelli che vendono molto, belli o brutti che siano.

 

 

Kit di sopravvivenza per il lettore confuso

Non ci vuole l’acume di Sherlock Holmes per notarlo: le librerie traboccano letteralmente di libri. “Piramidi” con le ultime uscite, banconi con offerte varie, zone tematiche con tanto di cartelli degni di uno stadio, e poi decine e decine di metri di scaffali sovraccarichi di volumi. Più la terra si popola e più libri di pubblicano.
Vabbè, insomma, questo solo per dire che scegliersi un libro da acquistare con speranze che ci piaccia senza comprare solo opere di autori che conosciamo bene è un’impresa, spesso. Perché purtroppo le librerie “industriali” (che sono quelle dove fatalmente finiamo per capitare, quelle delle grandi catene nei centri commerciali) non agevolano la possibilità di ampliare i nostri gusti senza rischiare di buttare soldi in un bidone.
E allora, che fare? e allora, eccomi qui, ci sono io. No, scherzo. Però qualora, e solo qualora, interessasse, ecco ciò che consiglio per trovare bei libri senza ammazzarsi, prima, con l’immondezza letteraria.
1. Il passa parola “ragionato”. Il passa parola va bene, è una forza, una sorgente inesauribile di spunti (fin troppo). Però non è che se il tal libro è piaciuto al tale, debba essere per forza un capolavoro. Anzi, talvolta proprio il fatto che sia piaciuto a quel determinato amico può essere indice sicuro che sia una ciofeca. Quindi, occhio. Io ho capito che ha gusti abbastanza vicini ai miei, e faccio tesoro dei suoi consigli sui libri che ha appena letto.
2. La pubblicità a piccole dosi. Ho visto (ma non ci vuole molto a capirlo) che i libri più pubblicizzati spesso non valgono la carta sulla quale sono stampati: sono trattati come un prodotto qualsiasi, senza un’anima che un buon libro dovrebbe sempre avere. Quindi, il consiglio: se di un libro si parla troppo, lasciate perdere. Perché (con le dovute eccezioni) dieci a uno non sarà all’altezza delle aspettative.
3. I premi letterari non premiano i lettori. Non correte automaticamente dietro all’ultimo vincitore dello Strega o di altri premi noti e cosiddetti prestigiosi. Perché c’è dietro un tale movimento di case editrici che l’aver vinto spesso non è sufficiente a garantire il valore assoluto. Anche qui, meglio il passaparola con qualche cautela.
4. Esplorate partendo da territori noti. Se non volete leggere sempre gli stessi autori ma canbiare senza rischiare troppo, una buona idea è quella di stare nell’ambito di case editrici delle quali apprezziamo la linea editoriale. Stando attenti perdò a non esagerare.
5. Tenete un asso nella manica. Ovvero, conservatevi un’àncora di salvezza per quando non avete spunti. Che so, quell’amico che legge tantissimo e non sbaglia un consiglio. Io ho un libraio di riferimento, che è prima di tutto un lettore. Una fonte abbondantissima di preziose indicazioni.

E’ tutto.