La routine degli scrittori

Siamo generalmente portati a pensare che gli scrittori di successo, quelli più noti e apprezzati, seguano delle regole quasi magiche, abbiano dei riti o delle abitudini relativamente al loro lavoro.
Ebbene, per molti è così. Anche se correttamente più che di riti si dovrebbe parlare di disciplina. Sì, perché i film e la letteratura ci avranno anche restituito un’immagine romantica dello scrittore completamente fuori da schemi e regole, solo impegnato a cavalcare l’ispirazione, che, come per l’Araba Fenice, che vi sia ognun lo dice e dove sia nessun lo sa; però in realtà scrivere è un mestiere, e richiede regolarità e disciplina.

Non tutti, veramente, seguono delle routine vere e proprie, magari perché non ne hanno bisogno. Per esempio, Ray Bradbury diceva:

Ogni giorno siedo alla macchina da scrivere; ho cominciato quando avevo dodici anni, e per questo non ho mai avuto necessità di fare programmi. Sembra sempre che qualche cosa nuova stia esplodendo dentro di me, voglia venire fuori, ed è questo a dettarmi i tempi. Mi dice: siediti alla macchina da scrivere subito e non alzarti finché non hai finito.

Niente di particolare, quindi. un semplice seguire l’impulso interiore a scrivere. Tutto il contrario di Jack Kerouack, che invece i suoi rituali superstiziosi li aveva, eccome.
Avevo un rituale, un tempo: accendere una candela e scrivere alla sua luce, e spegnerla al momento di andare a dormire. E mi inginocchiavo e pregavo prima di iniziare. La mia superstizione? Sto cominciando a sospettare che sia la luna piena. E poi, sono ossessionato dal numero nove, anche se essendo un Pesci il numero dovrebbe essere il sette. Per esempio, cerco di fare nove “tocchi” al giorno stando in bagno sulla testa e toccando il pavimento nove volte con le dita dei piedi.

Ernest Hemingway, invece, era metodico, e seguiva lo svolgersi del testo e il rapporto che aveva con lui, con orari come se andasse in ufficio.
Quando lavoro su un libro o una storia scrivo ogni mattina appena fa luce. Non c’è nessuno che ti disturbi ed è fresco o freddo a tu cominci il lavoro e ti scaldi a mano a mano che scrivi. Scrivo sin quando ancora ho forze e arrivo a un punto che so che cosa accadrà dopo, quindi mi fermo e cerco di vivere sino al giorno dopo, quando ricomincerò. Diciamo che magari comincio alle sei e tiro avanti sino a mezzogiorno, più o meno. Quando mi fermo devo essere svuotato ma contemporaneamente soddisfatto, come dopo aver fatto l’amore con la persona amata. A quel punto, niente ti può toccare, niente ha significato eccetto la giornata seguente quando ricomincerai a scrivere.

E voi? Seguite una routine, avete delle superstizioni?