Cronache dal fronte: come è andata a finire (per ora)

Il silenzio è stato rotto da tempo. Le voci, la musica si inseguono, il normale rumore emesso dagli umani, appena attutito da mascherine sottili e avvolgenti, ha ripreso a riempire il vuoto, i vuoti, il silenzio.

Quello che è successo, è stata una iniziale euforia per la “liberazione”, seguita da un senso di intoccabilità, di invulnerabilità da adolescente in giro con gli amici; poi, subito dopo, il contatto con la realtà.

E la realtà, come spesso la vita, si sta dimostrando matrigna, severa, deludente. Altro che adolescente in giro con gli amici: questa è roba da adulti, e seria.

A una situazione così, come si reagisce? Con rinnovata prudenza e scrupolo, ovviamente. Ovviamente?

C’è un’altra reazione, altrettanto forte, ma molto più preoccupante: il negazionismo. Dire che si sta vivendo una “dittatura sanitaria”. Convincersi che i numeri sono truccati, che è tutta una enorme, ben orchestrata congiura. Che basti fare moto e mangiare molta verdura per evitare il virus, come se le migliaia e migliaia di morti fossero solo sedentari, o si ingozzassero di salsicce di maiale. Come se, sino a un anno fa, le persone non facessero altro che andare in giro a correre, e fare i salutisti, e, di colpo, le abitudini di tutti fossero cambiate in modo drastico.

Insomma, questo virus, con il suo carico di ignoto, e la sua subdola diffusione, ci sta facendo male; e a molti, purtroppo, anche sul piano mentale.

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