Cronache dal fronte: le stagioni

Che ci si creda o no, la natura, fuori dalle nostre case, va avanti: le stagioni camminano, il tempo fa il suo corso, il clima è quello di sempre, corona virus o no. Il mondo che vediamo attraverso i vetri delle nostre confortevoli prigioni, che segna il passare dei giorni dei nostri arresti domiciliari, ha un suo corso, e un suo percorso, indipendente da noi.

Giorni fa pioveva, mentre per quasi tutta la settimana precedente il tempo è stato discreto. Alla pioggia ha fatto seguito una tregua di sereno, e poi di nuovo le nuvole. E il vento: ogni tanto c’era pure vento, teso, insinuante.

Ma una delle ultime notti ho aperto la finestra, per chiudere le persiane, e respirando a fondo ho sentito, nell’aria, un sentore nuovo. E nel silenzio, in quel silenzio così denso e ingombrante da essere quasi solido, nell’aria immobile e scura ho riconosciuto una nota inconfondibile di primavera. Non è molto, forse, ma è già qualcosa. Ora c’è silenzio. Ma c’è anche Primavera.

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