Cronache dal fronte: lavorare

Giorno di quarantena numero X. Un’altra giornata di lavoro inizia. Non di lavoro come lo conosciamo da decenni, forse da sempre: no. Questo è smartworking.

Già il nome, implicitamente, afferma che, per contrasto, il lavoro svolto in modo “tradizionale” è non smart, ovvero poco furbo, ottuso, superato e quasi imbarazzante come un vecchio parente male in arnese e non troppo a posto di testa. Invece, questa nuova forma di lavoro è sveglia, brillante, cool.

Io, per andare a lavoro “non smart”, impiego mediamente un’ora la mattina e almeno un’ora la sera. Salgo in macchina e mi infilo in strade brulicanti di traffico nervoso, insofferente, di gente distratta o troppo concentrata. Schivo autocarri e buche, controllo accigliato il colore del cielo per sapere se devo aspettarmi un nubifragio, stringo il volante con saldezza per affrontare le raffiche di vento, accolgo serenamente ingorghi; e intanto, cerco la musica adatta a rendere il viaggio un poco più leggero, a creare, in quel piccolo spazio esposto dall’esterno come una vetrina, un mondo personale, privato, segreto.

Arrivo, lavoro per tutto il giorno, e poi, la sera, di nuovo in auto, e via per la stessa strada, ma a ritroso; con l’unica, irritante differenza che gli ingorghi si sono moltiplicati, addensati, estesi. Se alla fine, in qualche modo, resisto, è grazie a due fatti: che mi piace guidare, e che non ho alternative.

Eppure, tutto questo, lo ammetto, mi manca. Come pure, mi manca il contatto umano. I colleghi sono spesso, tra le tante specie umane, una delle più insidiose, snervanti, fastidiose persino. Ma se metti in fila tutto, compresi soprattutto i momenti di piacevole comune sentire, i caffè conditi di battute incomprensibili a chi non lavora lì, i problemi superati in gruppo, le ritualità di una vita nella cosiddetta società,  vedi che, alla fine, il bilancio è comunque positivo.

Spero che continui a esserlo anche quando tutto questo sarà finito. Io, intanto, smart o no, tengo duro. Fuori pioviggina. E il silenzio continua.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Credo che sarebbe davvero difficile rinunciare alla dimensione sociale del lavoro. Mi sentirei isolata, solo con lo smart working….

    Piace a 1 persona

  2. carlomocci ha detto:

    In effetti, lavorare sempre e solo da casa è molto limitante, a mio parere. Si rinuncia a tutto un mondo di contatti, di relazioni, e di possibilità. Da ieri ho ripreso a lavorare da casa, e mi è tornato in mente il tuo commento. In effetti, non è facile

    "Mi piace"

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