Chi mi segue su Anobii.com sa che Georges Simenon è uno dei miei autori preferiti in assoluto. Mi piace così tanto che generalmente “torno” a lui dopo qualche libro che ho trovato pesante, o di lettura non entusiasmante. Scelgo un suo romanzo, lo divoro in massimo due giorni e mi rinfranco lo spirito. Faccio pace con i libri.

Qui probabilmente non ne ho mai parlato, o se lo ho fatto è stato di sfuggita. Perché, stranamente, Simenon è uno di quegli autori che non hanno saputo essere ricordati per il loro vero valore, ma per un personaggio (il commissario Maigret) che ha offuscato qualunque altra sua opera, o al massimo per la vastità della produzione (Simenon ha scritto centinaia di romanzi e racconti, anche sotto pseudonimo).

E ora, è arrivato il momento di consigliare di leggere Georges Simenon. Perché? Sostanzialmente per 3 motivi.

Le atmosfere

Parigi vista attraverso gli occhi di Simenon non è quella che oggi si può vedere. E nemmeno la provincia francese, o belga, sono quelle di oggi. I bistrot, le brasserie, i night club sono tutti luoghi che Simenon rende vivi e reali come forse nessun altro. Poliziotti, prostitute, impiegati, operai, giudici sono diversi da quelli che oggi possiamo incontrare. E non solo perché i suoi romanzi sono ambientati almeno cinquant’anni fa.

La Parigi di Georges Simenon è una Parigi piovosa, o nebbiosa, di taxi frettolosi e di piccoli alberghi per immigrati. Una Parigi sostanzialmente di povera gente. Un luogo semplice, senza vetrine e senza fronzoli. Un luogo dove è unico vivere. Piccole storie, piccole persone così simili a noi.

L’umanità

Simenon guarda all’uomo, e alle vicende del mondo, con un occhio pietoso. Guarda alle piccolezze umane con simpatia. Non critica, non giudica. E’ semplicemente umano.

E umani sono i suoi personaggi, nel senso che sono realistici, veri. E mossi da sentimenti comuni, dagli stessi sentimenti che viviamo ogni giorno. Si parla di gelosia, invidia, amori non corrisposti, cupidigia. Vivono spinti da passione, rassegnazione, coraggio o codardia. Ma vivono. Usando una frase abusata, sembra che escano dalla pagina.

In sintesi, possiamo dire che Simenon si interessa quasi solo della povera gente, della gente comune. I ricchi, i nobili, raramente sono visti con simpatia.

Lo stile

E per concludere, Simenon scriveva veramente bene. Uno stile suo molto personale, asciutto, con pochissime descrizioni e dialoghi intermittenti. E un “flusso di coscienza” dosato con attenzione. Anche se ci sono esempi, come “Le campane di Bicetre”, scritti praticamente solo in flusso interiore.

Si potrebbe definire uno stile senza fronzoli, ma non scarno. Attento al realismo. Quando ascoltiamo due persone parlare, non cogliamo tutte le parole che dicono, ma solo una frase qua e là. E noi stessi, quando parliamo, spezziamo le frasi, le sospendiamo, interrompiamo le parole, cambiamo registro all’improvviso. Ebbene, tutto questo Simenon riesce a renderlo nella pagina scritta. E non è poco. Assolutamente non è poco.

 

 

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