Cent’anni di amore col colera (o anche, di amore ai tempi della solitudine)

Non ho letto molti romanzi di Garcia Marquez, però in tutti quelli che ho letto ho trovato nella sua scrittura una caratteristica sempre presente, ovvero: la capacità di dare un tocco ombroso e misterioso, fresco e scuro ai luoghi, ai personaggi, alle storie.

Ieri ho finito “L’amore ai tempi del colera”. Non posso dire che sia paragonabile a “Cent’anni di solitudine”, però ci ho ritrovato molte cose in comune. Ho guardato in giro, su internet, e i pareri dei lettori su “L’amore ai tempi del colera” sono piuttosto contrastanti: c’è chi lo osanna come uno dei più importanti libri della letteriatura mondiale, e chi, di contro, lo definisce un polpettone noioso e  illeggibile.

Io ci ho trovato molti momenti di lirismo e di magia, e la mano di GGM si sente in pieno, però devo ammettere che ogni tanto, effettivamente, sembra un po’ pasticciato, confuso, con digressioni infilate lì per motivi poco comprensibili, e che mal si inseriscono nel contesto della storia (anzi, a volte su certe arzigogolate avventure amorose di personaggi secondari ti viene da dire: e chi se ne frega). Ho anche cominciato a guardare il film che è stato tratto una decina di anni fa dal romanzo; ne ho guardato una ventina di minuti, ma mi sembra che rispecchi lo spirito del libro quanto il libro stesso. Tutto questo, per dire che mi è piaciuto.
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