L’eredità (ben riposta) di Grazia Deledda: “Maria di Isili”, di Cristian Mannu

Se sei sardo, e scrivi, ci sono due cose con cui finirai inevitabilmente per fare i conti, nei tuoi romanzi: il vento, e Grazia Deledda.

Il vento è una cosa scontata, da noi: in Sardegna è sempre presente, e in un modo così netto e prepotente che non si lascia mettere da parte, semplicemente ignorare, ma finisce per sembrare una persona, e, nel tempo, diventare familiare come il ghiaccio se vivi in Alaska, o la pioggia se sei irlandese. Grazia Deledda, poi, è una eredità culturale e etnografica così importante, così smisurata che è difficile non inciamparci quando scrivi e, appunto, sei sardo. Il rischio è di citarla a ogni passo, a ogni sospiro di penna; e, comunque, devi fare i conti con lei, in un modo nell’altro.

Ho letto Maria di Isili, di Cristian Mannu, sardo ma proprio sardo; e devo dire che non ha deluso: i conti con Grazia Deledda lo fa, eccome, e c’è il vento; ma naturalmente, diventando seri, c’è molto di più. La storia è bella, ed è intensa come le storie semplici, di vita: una ragazza, poi donna che si trova a scegliere, come spesso accadde, tra ciò che “deve” fare e ciò che invece vorrebbe, tra il buon senso e l’istinto. Sceglie l’istinto, e paga in ogni momento futuro questa scelta. Intorno, chi lo aveva amata e chi ha continuato ad amarla cerca di vivere la propria esistenza, ma non può fare a meno di rapportarsi a lei, che finisce per segnare con la sua scelta oltre che la propria, di esistenza, anche quella degli altri.

Altri elementi. La storia viene costruita a strati, dalle diverse voci dei protagonisti, in un volo a cerchi concentrici sino al bersaglio, all’obiettivo finale, ovvero all’epilogo. Il tratto di Cristian Mannu ha il pregio di dipingere luoghi e situazioni e emozioni con una tecnica quasi impressionistica, a piccole macchie di colore che, piano piano, compongono una figura di insieme che risulta convincente, affascinante, trascina. Unica, personale difficoltà che ho riscontrato nella lettura, è stata la necessità di una continua concentrazione per seguire il dipanarsi della storia, a causa di una certa diciamo così frequenza dello stesso nome.

Io dico, leggetelo; leggetelo perché è un bel libro, capace di far conoscere un certo tipo di Sardegna, non tanto come luoghi, ma come sentimenti, meccanismi mentali, situazioni. Una prova a mio avviso ben riuscita di sardità.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...