Questioni oziose a proposito di ebook

Colgo lo spunto da un articolo comparso questi giorni sul sito di linkiesta.it, che parla ancora del futuro degli ebook paragonandoli ai libri tradizionali, ovvero stampati su carta. In breve, ciò che linkiesta sostiene, a motivare una prevedibile limitata diffusione del libro digitale anche in futuro, è la caratteristica di consentire solamente una lettura “seriale” (in senso informatico), ovvero la possibilità di andare avanti o indietro in sequenza, senza la visione “spaziale” e “a salti” che il testo stampato consente. E pertanto, non consentono di navigare da un punto all’altro della storia narrata, impedendo di fatto uno dei grandi piaceri che il libro di carta offre.

Il punto di vista è interessante. Io non amo particolarmente i libri digitali, lo dico subito, un po’ per il motivo romantico di apprezzare le caratteristiche fisiche della carta e della stampa, odore incluso, un po’ perché mi piace il libro anche come oggetto (e oltretutto, ogni tanto sottolineo frasi o parole, cosa che con l’evidenziatore del libro digitale non dà lo stesso gusto); infatti leggo libri digitali solamente se sono romanzi ai quali non tengo particolarmente, oppure se non ho la possibilità, o la voglia, di andare in una libreria. E comunque, i libri che mi piacciono maggiormente li acquisto solamente su carta. Però devo dire che, anche restando per così dire imparziali, il punto di vista è abbastanza centrato.

Penso infatti a come leggo i libri io, e a ciò che faccio dopo che ho finito di leggerli: ogni tanto interrompo la lettura, sfoglio il libro saltando di qua e di là, cerco i passi che ho sottolineato, vado avanti e indietro a mazzi di pagine. Ecco, con il libro digitale tutto questo non lo si può fare. non hai una visione spaziale, come dicevo, ma solo lineare, in sequenza; se vuoi scorrere le pagine, devi farlo una per volta, oppure saltare a un numero che non ti dice niente; se cerchi un particolare passo e non ci hai messo un qualche segno informatico sopra, diventa difficile trovarlo, perché ti manca l’aiuto della memoria visiva sulla disposizione delle righe e delle parole. In altri termini, il libro digitale è concetto, dove il libro di carta, oltre che concetto, è oggetto. Come quelle parole che, oltre a essere significato, sono anche suono.

Detto tutto questo, però, vorrei anche dire una cosa. Del futuro del libro digitale e di quello di carta si parla praticamente da quando gli ebook, alla fine degli anni ’90, sono passati da testi sui pc a documenti leggibili sui dispositivi portatili, con discussioni infinite su chi sopravviverà, tra i due estremi di chi considera il libro digitale una vera rivoluzione copernicana, capace di rovesciare lo status quo dell’editoria, e chi, invece, continua a considerarlo una pallida e insipida imitazione del libro “vero”, e sostiene che non avrà mai una diffusione paragonabile a quella dei libri perché, appunto, non è esattamente un libro, ma un qualcosa che gli assomiglia solamente imitandone solo uno delle possibilità, ovvero la mera acquisizione di concetti.

Io credo, invece, che gli strumenti siano diversi, e appunto perché diversi avranno un futuro indipendente, non necessariamente collegato. Io credo che la libertà che dà un libro digitale, con la sua incorporeità, sia ovviamente inarrivabile per un libro di carta, ma questo punto di forza diventa, a seconda dei punti di vista, anche la sua maggiore pecca (mancanza di fisicità, appunto). Io penso che il loro sviluppo sarà uno indipendente dall’altro. Io spero che il libro di carta non solo viva, ma prosperi, essendo uno degli strumenti migliori per alimentare la nostra anima. Ma, anche, immagino che il libro digitale aumenterà progressivamente la propria diffusione, diventando insostituibile per chi viaggia molto e ama leggere, o ha problemi di spazio, oppure ha necessità di portare con sé sempre enormi quantità di testi e diversamente non saprebbe come fare; senza tralasciare, naturalmente, gli appassionati della tecnologia, che si farebbero piacere qualunque cosa sappia di moderno, o di più moderno. E sono fermamente convinto che, alla fine, il pubblico di potenziali compratori di un libro digitale sia sostanzialmente differente da coloro che leggono libri di carta.

Insomma, la chiudo. Ritengo che il libro digitale aumenti il numero dei lettori, non lo minacci: come i matrimoni gay, che non riducono il numero di famiglie (come azzarda qualcuno, di sensibilità conservatrice), ma li aumentano. E soprattutto, che ognuno, nella propria vita e quindi anche nella lettura, faccia ciò che vuole, e del resto chi se ne frega. E ho finito.

No, un’ultima cosa. Questo è il link dell’articolo, se volte andarvelo a leggere da voi

http://www.linkiesta.it/it/article/2015/12/23/ecco-perche-lebook-finora-e-un-flop/28692/

 

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