Credo che sia importante, almeno una volta ogni tanto, leggere opere di autori italiani di quelli che vengono generalmente definiti “emergenti”, ovvero non ancora assurti all’Olimpo della letteratura che conta (spero che si colga la “sottile” ironia). In altre parole, autori che non hanno ancora una grande notorietà, ma che non per questo non meritano di avere una chance di raggiungerla.

Ogni tanto cerco di leggerne qualcuno, anche perché, è opportuno ricordarlo, leggendo un autore quasi sempre si dà una mano anche a una piccola casa editrice, ché in Italia essere pubblicato da uno dei maggiori editori potrebbe tranquillamente avere ispirato la canzone “Uno su mille ce la fa”, corretta però con “Uno su un milione”. Aiutare una piccola casa editrice, intendendo piccola rispetto ai grandi gruppi come Mondadori eccetera, non è un’opera da poco. Non va confuso con un gesto simile a dare una mano a qualcuno perché il suo giocattolo vada avanti. Non è una curiosità da riserva indiana. Per niente. Un piccolo editore che va avanti nonostante tutto e tutti, manda avanti una cosa che, se applicata alle specie animali e vegetali, si chiamerebbe biodiversità.

Dal poco che ho capito dell’editoria come lettore ho notato che le case editrici principali hanno poca voglia, o poco interesse, o poca attitudine, o poco queldiaminechevoletevoi a puntare su autori emergenti. Trovano più remunerativo e meno rischioso, che so, ristampare l’opera omnia di Umberto Eco (Bompiani), piuttosto che dire: ma sì, facciamo i pazzerelli, e diamola una mano ai più promettenti tra i Signor Nessuno. (Che poi, qualche volta magari lo fanno pure, ma sono più eccezioni che regole).

Il piccolo editore, invece, non può sicuramente ristampare Umberto Eco, non può pubblicare Gramellini o Camilleri, non ha accesso ai diritti in Italia dei grandi nomi stranieri. E allora, che fa, visto anche che i soldi sono pochi, e le falle da turare nella barca della casa editrice sono sempre decisamente di più? Cerca di spendere quei soldi oculatamente. Ovvero: punta sugli outsider di qualità. Come le squadre di calcio che cercano di dare spazio a giovani promettenti del vivaio, e pazienza se poi la Juventus glieli porterà via (ma magari ci guadagneranno un gruzzoletto, una volta tanto). E puntando su autori ancora poco conosciuti, si può permettere di seguire strade poco battute, non ancora ampiamente esplorate; consentendo a noi, spesso, di avere proprio delle belle sorprese.

Detto tutto questo, se vi è venuta voglia di leggere qualche autore di questi ma non sapete da chi cominciare, qualche idea voglio provare a darvela io; però, lo faccio partendo dallecase editrici. Io sono da anni un “fan” della NeoEdizioni. E loro, in quanto a originalità nelle scelte, non sono secondi a nessuno. Vi consiglio, in ordine sparso, per la narrativa: il mio conterraneo (anche se lui è di Sassari e io di Cagliari, e a volte può fare una grande differenza) Gianni Tetti e il suo “Mette pioggia”, Nicola Pezzoli con “Quattro soli a motore” e “Chiudi gli occhi e guarda”, Otello Marcacci e il suo “Gobbi come i Pirenei”, e il bellissimo “Il sale” di Jean-Baptiste Del Amo.

E poi c’è la poesia. Ora, scrivere poesia è una delle operazioni più pericolose e rischiose, e che possono essere scambiate per presunzione, quando va bene (quando va male, si può scadere nel ridicolo). Diciamocelo chiaramente: chi inizialmente non storcerebbe il naso, se gli proponessero un libro di poesie di uno sconosciuto? Vabbè, per fortuna ormai esattamente sconosciuta non è, Alessandra Racca. Comunque, ha pubblicato con NeoEdizioni due libri di poesie (almeno che sappia io): “Poesie antirughe”, e “L’amore non si cura con la citrosodina”. Leggeteli, perché uniscono alla fresca originalità una sottile autoironia che veramente riesce a strapparti non solo un sorriso, ma il genere di sorriso migliore, quello col retrogusto di lacrima.

Poi ci sono altri “piccoli” editori. Io cito Hacca (sperando che non mi citi lei in giudizio per averla definita piccola), e in particolare il romanzo “L’anno di vento e sabbia”, del cagliaritano Roberto Delogu. E poi ancora: Las Vegas edizioni, Quarup e il ritratto della follia contenuto nei bei romanzi di Gianni Zanata (“Non sto tanto male” e “Dettagli di un sorriso”); e tanti altri che vi invito a esplorare, e a scoprire.

Nota per aiutare a capire: ho citato solamente libri e autori dei quali ho diretta esperienza, ovvero che ho letto. L’elenco non può essere non dico esaustivo, ma nemmeno rappresentativo della categoria dell’autore emergente (!). 

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2 thoughts on “Due o tre cose (belle) che penso sugli autori emergenti e sui “piccoli” editori

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