Amicizia e ossessione: Alessandro De Roma e "La mia maledizione"

La mia maledizione è un bel romanzo dello scrittore sardo Alessandro De Roma, uscito qualche mese fa per Einaudi.
Racconta le vicende di un liceale, Emilio Corona, figlio di un ingegnere palazzinaro. Emilio viene trapiantato dalla provinciale Oristano alla chiusa e a volte ostile Nuoro, città di origine di suo padre.
Il primo problema per Emilio è riuscire ad ambientarsi in quel luogo così diverso, così lontano dalla languida lentezza degli oristanesi, abitanti contemporaneamente della pianura e del mare, e convinti, in qualche modo, che Oristano sia alla moda, ineguagliabile, il centro del mondo, insomma. Emilio è giovane, viene inserito in una classe già affiatata, ed è timido; non c’è molto spazio per lui, tra i compagni che sono tutti di Nuoro, e si conoscono da sempre.
E’ un diverso, un isolato; e allora, trova un sostegno e un alleato in un altro diverso, un altro reietto: Pasquale Cosseddu detto Fogna, un ragazzo di famiglia modesta, un paria, un solitario.
Tra i due nasce, forzata dalle circostanze, una amicizia che piano piano prende una deriva strana, diventa quasi morbosa, come una malattia. Si crea tra i due un legame che non si riesce a spezzare, un’ossessione dove, alla fine, non si sa più chi sia a ossessionare chi.
Un romanzo così non mi capitava da molto, per i temi e per il modo di affrontarli, così profondo, preciso, fuori dagli stereotipi, vissuto. Una reinterpretazione, con misura e ritmo, dei temi che ci fanno vivere, che ci tengono attaccati al mondo, alla quotidianità, e che ci tormentano: il cercare di sfuggire alla solitudine che chiama ed è la nostra condizione naturale, il lottare contro il gorgo del nostro essere più intimo e profondo che ci reclama a sé, e noi che ci aggrappiamo a uno scoglio, a quello che ci sembra il più solido e affidabile, o, spesso, all’unico disponibile; senza talvolta renderci conto che il sostegno diventa prigione. E poi, il cercare di essere conformi agli altri per sentirsi originali e alla moda, accettati e non reietti; il rifiuto dell’originalità intesa come individualità, dell’essere ciò che si é per il ciò che si dovrebbe essere per gli altri, sino alla perdita dell’innocenza, delle illusioni.
La mia maledizione è scritto come i romanzi ormai non si scrivono quasi più. Il linguaggio è straordinario. Uno stile quasi pittorico, con pennellate di colore e di emozioni, forte e regolare come un placido fiume, con un ritmo e una misura ormai rari da trovare. Un esempio:
… nei pomeriggi mi mettevo a vagare in viale Ciusa, perché lungo quella strada la montagna si riappropria del paesaggio e di nuovo sovrasta la città: si vedevano gli speroni di roccia, trafitti da alberi tenaci, e le nuvole bianche transitavano su un cielo che io immaginavo lontano, libero dai palazzi e dai miei crucci di adolescente.
E ancora:
A un certo punto Cosseddu disse: E’ il nido dei venti liberi; e allargò le braccia.
In quella notte piena di aria e di luce, il riflesso della luna si scioglieva sul mare e pareva che davanti e intorno a noi non ci fosse né la Sardegna, né l’Italia o le coste della Campania e del Lazio, invisibili e inutili, ma l’universo intero, e che l’universo fosse il minimo per noi
E’ un romanzo lucido, profondo, spietato, che non fa sconti ai sentimenti e alle emozioni che sconvolgono e macerano il nostro essere più profondo; e lo fa con suggestione, ricchezza, prospettiva universale. In questo romanzo si ritrova la nostra grande tradizione letteraria.
Anche su Spreaker.

Alessandro de Roma è uno scrittore sardo. Oltre a La mia maledizione ha pubblicato Vita e morte di Ludovico Lauter, La fine dei giorni, Il primo passo nel bosco, Quando tutto tace.
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2 thoughts on “Amicizia e ossessione: Alessandro De Roma e "La mia maledizione"

  1. Ho letto il romanzo con opposte conclusioni. Deludente nel complesso. Continua a mio avviso ad intravvedersi troppo in controluce l'ansia da prestazione dell'autore, come già nel Lauter e nel penultimo Quando tutto tace.
    Si tratta da parte mia probabilmente di un pregiudizio positivo nei suoi confronti, in quanto mi sembra di intuire una capacità espressiva importante, ma ancora ostacolata da macerie di varia natura. Aspetterò.

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  2. Ciao, innanzitutto scusa per il ritardo nel rispondere,ma il commento stranamente non mi era stato segnalato e mi era sfuggito.
    Non ho letto gli altri romanzi, ma non mi trovi d'accordo. Sicuramente si tratta di un testo molto “lavorato”, su questo non ci sono dubbi, ma per esempio non cerca mai di compiacere il lettore, non cerca effetti speciali. Sicuramente c'è dietro una grande capacità espressiva, mi trovi d'accordo; sarebbe interessante leggere le bozze del romanzo prima dell'intervento dell'editor, che, per dichiarazione dello stesso De Roma, ha tagliato e ricucito abbondantemente il testo originario. Ciao e grazie per il contributo

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