"Non sto tanto male": ovvero, ognuno è prigioniero del proprio inferno

L’ho letto finalmente, questo Non sto tanto male di Gianni Zanata, che avevo già intervistato più di un anno fa. Dico finalmente perché mi è capitato di non trovarlo nella mia libreria di fiducia e non volevo ordinarlo su Ibs; ma alla fine ho ceduto e l’ho avuto tra le mani.
Due parole sulla copertina e sulla veste tipografica, che per me hanno la loro non trascurabile importanza. Il libro è un esempio riuscito di veste grafica semplice ed elegante, che attira e riassume nella foto di copertina una delle ossessioni del protagonista, Valdo, uomo di successo che dirige con spietatezza e cinismo un quotidiano.
Valdo è un uomo ossessionato, infatti. Riesce a tenere sotto controllo le proprie ossessioni solo mediante la celebrazione di riti incomprensibili, mentre vive infischiandosene del resto del mondo, chiuso solo nel suo Ego smisurato.

Un giorno vede una ragazza molto più giovane di lui e ne rimane infatuato; ma invece del germoglio di una storia d’amore, l’incontro casuale diventa solo un’altra ossessione, e la più grave e definitiva.
Il romanzo si sviluppa sostanzialmente come un monologo; ma nonostante le insidie che questo tipo di scelta narrativa cela, ovvero il rischio a ogni pagina di trasformarsi in autocompiacente introspezione di maniera, lo sviluppo è impeccabile e coinvolgente. Descrivere la pazzia in prima persona e in modo efficace non è facile, ma questo libro coglie in pieno il bersaglio.
Il finale è inevitabile ma comunque sorprendente. Si intuisce in qualche modo quasi dalle prime pagine che la fine non può che essere quella, come per un transatlantico che navighi tra i ghiacci al buio in una notte senza luna, ma quando arriva coglie comunque di sorpresa, ed è fresca e originale, rivisitata in modo personale.
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6 thoughts on “"Non sto tanto male": ovvero, ognuno è prigioniero del proprio inferno

  1. Recensione succinta, questa, mi piace quello che dici di “Non sto tanto male” e avrei letto mooolto volentieri anche un'analisi molto più approfondita!
    Però devo dire che ti soffermi sui punti più interessanti e soprattutto quando parli del finale, che non ci si aspetta ma è assolutamente inevitabile. Una definizione che mi ci fa pensare sopra ancora… inevitabile? Interessante…
    Pur con tutte le premesse del personaggio, devo dire che io non ero arrivata ad immaginare tanto 🙂
    E anche la considerazione riguardo quanto sia difficile scrivere così bene di pazzia esprimendosi in prima persona, in un libro monologo che non cade nelle buche più insidiose 😉

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  2. Sì, scrivere di pazzi senza esserlo (e escludo che Gianni Zanata lo sia) credo che non sia cosa facile. Il finale lo si attende, certo, in qualche modo è inevitabile, però ci si arriva in modo inatteso. A me è piaciuto molto. Ciao e grazie!

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