Nicola Lecca e "La piramide del caffè": musica per l’anima

Nicola Lecca è un bravo e simpatico scrittore, nato a Cagliari e che vive nel mondo. Scrive romanzi, romanzi bellissimi, capaci di emozionare come la letteratura dovrebbe sempre fare e come da tempo invece spesso non fa più.
Questa non pretende di essere una recensione, e ancor meno intende essere un giudizio su un romanzo. Voglio solo provare a riportare in questo post impressioni e sensazioni, le stesse che ha lasciato in me questo “La piramide del caffè”.

La trama, trama in senso stretto, è contenibile in poche righe; ma la trama è, come sempre per Nicola Lecca, solo un filo per legare tra loro personaggi e storie di quelli che, in tempi di noir omologati e di libri che inseguono le mode del momento, riescono ancora a far battere il cuore. E non importa se il lettore sia un ragazzo, una donna, un attempato signore: se è vivo e il freddo della vita nostra non gli ha ancora congelato il cuore, i libri di Nicola non lo possono lasciare indifferente.
Trama, dunque. Imi ha diciotto anni. Ed è un orfano, è ungherese. Lasciato l’orfanotrofio in Ungheria che fin dalla nascita è stato la sua unica casa, riesce a coronare finalmente il sogno e a trasferirsi a Londra, dove comincia a lavorare per una catena di caffè. Qui, alle prese con le regole di un sistema altamente competitivo sino alla scorrettezza che fa della omologazione e del pensiero unico un punto di forza, si scontra con una realtà che apparentemente è più facile ma in realtà si rivela molto più dura della vita che conduceva in Ungheria, tra altri bambini e ragazzi nella sua condizione. Solo le amicizie, e un colpo di scena finale, riescono a “salvarlo”, dandogli una nuova possibilità per il futuro, e facendolo rinascere ancora una volta.
Ci sono mille occasioni per commuoversi, nel corso del libro: la vita nell’orfanotrofio in Ungheria, dove la gioia è avere un pupazzo o anche solo un abbraccio di una delle donne che ci lavorano, lo smarrimento nella grande città mischiato alla gioia di essere finalmente nel luogo esatto dove si desidera essere, la difficoltà ad accettarsi, riconoscersi, vivere. Emozioni straordinarie, unite dallo stile inconfondibile di Nicola: narrazione sempre al presente, tanti personaggi, la storia che viene portata avanti piano piano da ciascuno dei protagonisti ognuno per la propria parte. E, alla fine, quando il crescendo finale si spegne, sembra di aver ascoltato un coro verdiano, con un tenore che ha cantato da solista (Imi), e tutti gli altri cantanti che hanno reso possibile il miracolo straordinario di questa storia.
Mi fermo qui, perché andando avanti non aggiungerei nulla. Consiglio solo di leggere “La piramide del caffè”, con cuore aperto e dolcezza di fanciullo, lasciandosi trasportare nel mondo meraviglioso e emozionante e unico di Nicola Lecca.
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