"Scrivi di ciò che conosci": scrivere "come una macchina da presa"?

Un interessante post di Nicola Nicodemo su blog-romanzo mi ha fatto venire voglia di parlare anch'io di una delle più sbandierate e condivise "regole" di scrittura. Perché, come dice giustamente Nicola Nicodemo, una affermazione così lapidaria e diretta si presta inevitabilmente a fraintendimenti.
Se la si interpreta in senso letterale, sicuramente lascia poche speranze, restringe drammaticamente il campo delle possibilità di scrittura. Condanna a stare nell'orticello del vissuto, obbliga a rimestare all'infinito la stessa materia. Chiude in recinti, uccide la fantasia, sbarra la strada al nuovo, al possibile, all'ignoto, àncora alla terra come alternativa al volo, al cielo.

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Può crearsi un "feeling" lettore-editore?

Mi sono domandato spesso se e quanto incida sulle scelte dei libri il fatto che siano stati pubblicati da una casa editrice invece che da un'altra. In altre parole, abbiamo predisposizioni d'animo differenti quando prendiamo in mano libri delle diverse case editrici, oppure ogni libro è "valutato" allo stesso modo sotto l'aspetto dell'acquistabilità sia che appartenga a una collana di Einaudi che a una di ISBN o di un piccolissimo editore semi sconosciuto?

Da tempo ho notato che i libri che conservo in pile ordinate in funzione dell'anno nel quale li ho letti sono stati pubblicati, in definitiva, più o meno da poche case editrici.

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Dell’importanza (e delle difficoltà) di trovare un agente

Per chi scrive e intende farlo per mestiere, o comunque essere pubblicato, in America esiste una figura molto importante che è quella dell'agente letterario. Sono professionisti che non si limitano a valutare le potenzialità del tuo libro e a cercarti un editore, ma, nel tempo, consigliano sulle scelte, indirizzano sui libri seguenti, aiutano a costruire una carriera, naturalmente se lo scrittore ha capacità e talento.

Da noi, ugualmente, la figura dell'agente esiste, anzi: c'è un proliferare di agenzie letterarie. La difficoltà, semmai, è capire bene o meglio cercare di anticipare ciò a cui si va incontro, decidendo di affidarsi a un agente.
Penso che le agenzie letterarie in Italia siano almeno un migliaio, sparse dalle Alpi alle Piramidi (beh, non proprio, diciamo da Trento a Agrigento),  e tutte sulla carta offrono servizi simili; proprio per questo, bisogna aprire gli occhi, se si vogliono evitare esperienze poco piacevoli.

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