Scrivere, tagliare, riscrivere: ricami sulla carta

Secondo voi, che importanza ha l’editing, quando si presenta una propria opera, che sia un racconto per un concorso o un romanzo a un editore? Bisogna che il testo sia limato sino al più piccolo dettaglio oppure ciò che conta è la storia, l’insieme, e poi il resto verrà semmai in un secondo momento? Io credo che la revisione sia fondamentale. Certo, il refuso può essere ammesso, ma niente di più. Ritengo importante invece che il testo sia “lavorato” con cura, controllato sin nel più piccolo dettaglio, rappresenti il meglio di ciò che possiamo dare.
I grandi scrittori, sia pure in modi diversi, hanno sempre puntato alla perfezione, per così dire. Certo, se si è nati Simenon, che scriveva anche ottanta pagine al giorno che poi avevano bisogno di pochissimi aggiustamenti (ma dai contemporanei veniva accusato talvolta per questo motivo di una scrittura di “scarsa qualità”), tutto è più semplice. Comunque sia, no possiamo aspettarci che ciò che scriviamo venga fuori al meglio dal primo colpo, sarebbe un’ingenuità imperdonabile. Carver diceva che aspettava con piacere il momento nel quale avrebbe cominciato l’opera di riscrittura. Elmore Leonard aggiunge alle sue dieci regole di scrittura “la più importante: riscrivere”. Ma l’idea più forte e chiara di ciò che aspetti lo scrittore la dà Cechov in una lettera inviata a un’amica: “Scrivete un romanzo. Scrivetelo per un anno intero, poi abbreviatelo per mezz’anno, e poi pubblicate. Voi limate poco, mentre una scrittrice deve non scrivere, ma ricamare sulla carta: che il lavoro sia minuzioso, laborioso”.
Ricamare sulla carta.

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4 thoughts on “Scrivere, tagliare, riscrivere: ricami sulla carta

  1. Io so che per scrivere un racconto impiego pochissimo tempo, per limarlo, correggerlo, editarlo, invece, impiego ore, giorni, settimane (per non parlare dei romanzi!). Sì, io credo che l'editing sia laborioso ma dà anche molte soddisfazioni!

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  2. In my lurid opinion, l'editing è fondamentale. E' chiaro che col tempo si impara quanto sia salvifica la coerenza della prima stesura, e che buttar giù duecento pagine alla boia d'un Giuda per poi aspettarsi miracoli in fase di riscrittura e revisione finale sia un atteggiamento suicida.

    L'editing in linea generale toglie parecchia freschezza alla prima stesura, di conseguenza ritengo che sia meglio organizzare bene il lavoro già dalla scrittura della bozza. La revisione – accurata – dev'essere soprattutto un lavoro di cesello.

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