Scrittura lenta o veloce? Ognuno ha i suoi tempi

Scrittura di getto o meditata? Furore creativo o artigianato della parola? Questi due concetti opposti sono i confini di un terreno, quello della scrittura, vario come vari sono i paesaggi del mondo che ci circonda; solo che ognuno ha di questi paesaggi una visione propria personale, che generalmente difende a dispetto di ogni critica o suggerimento dei “maestri”.
La figura dello scrittore cinematografico è quella di un artista sregolato, che prima appallottola i fogli strappandoli dalla macchina per scrivere, poi trova l’ispirazione e comincia a buttare giù pagine e pagine dattiloscritte, mettendo insieme nel giro di pochi giorni uno dei più conosciuti e venduti romanzi di tutti i tempi.
In realtà, chi abbia provato a cimentarsi col processo della scrittura, soprattutto quella che viene definita creativa, sa che la realtà è ben diversa. Anche quando le parole vengono fuori da sole, ad una successiva, distaccata lettura appaiono molto spesso banali, scontate, ovvie, prevedibili e qualche volta anche sciatte (e se invece ci appaiono gradevoli e ben scritte, dobbiamo preoccuparci anche di più).

Perché la scrittura è fatica, è artigianato, soprattutto. Magari scrivi di getto, preso dal “sacro furore”, e forse un racconto lo metti anche insieme, così. Ma prova a costruire un romanzo da duecento pagine, a colpi di visioni e di ispirazione: forse arrivi alla pagina 10, forse, e poi ti areni per sempre.
Questo per arrivare a dire che il processo della scrittura è iterattivo, e che la storia dei confini con la quale ho cominciato il post è in realtà un trucco, non ha senso. Perché l’ispirazione, qualunque significato diamo a questo vocabolo e qualunque cosa ci sia dietro, è necessaria, sicuramente. Però:
a) va stimolata: non credo nella folgorazione che fa nascere il più bel romanzo di tutti i tempi; per stimolarla non c’è niente di meglio che leggere molto e scrivere molto; e
b) va ricondotta a un qualcosa di realmente piacevole e di valore, va piegata alla parola, alla costruzione delle frasi, a un disegno di insieme, e questa è la parte del lavoro.
Perché, come ho già detto, il processo della scrittura è iterattivo, ovvero è fatto di scrivi e taglia e riscrivi, di un fai-e-disfa continuo. Lo immagino come la corsa su una pista di atletica. Continui a girare e girare sempre sullo stesso anello, cercando a ogni giro di fare un tempo un po’ migliore, o di correre con uno stile migliore, più piacevole e apprezzato.
Il romanzo è come la pista di atletica, per me. A ogni giro cerchiamo di migliorarlo, lo leggiamo e rileggiamo aggiustando periodi, parole, a volte la singola virgola, destinata a scomparire in una revisione per riapparire nella seguente. Perché lo scrittore è innanzitutto un artigiano della parola, e scrivere checché ne dicano i film è un processo faticoso, che richiede disciplina e lotta contro sè stessi (come l’atletica, d’altronde).
Concludo dicendo che il processo della riscrittura è fondamentale, e oltretutto può essere divertente (non è importante che a me piaccia molto, ma è sicuramente più interessante il fatto che Carver lo amasse molto e ci si divertisse). Se si scrive lentamente, curando ogni parola, si dovrà correggere meno dopo; ma lo sconsiglio, perché si interrompe lo scrivere. Se, viceversa, si scrive di getto senza curarsi troppo di ciò che si è scritto, il lavoro che ci aspetta sarà più grande.
Io credo che si debba provare a trovare un compromesso: lasciarsi andare, incanalando però ciò che viene fuori da noi. E poi rileggere, rileggere, rileggere alla nausea. E correggere, naturalmente.
Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate voi.

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7 thoughts on “Scrittura lenta o veloce? Ognuno ha i suoi tempi

  1. Io scrivo, rileggo, riscrivo anche durante il processo di scrittura; però, sì, effettivamente è difficile andare avanti nella scrittura in questo modo. Alcune volte, quando ho un'idea precisa per un capitolo, mi lascio guidare dall'ispirazione del momento e lo scrivo tutto d'un fiato; poi però, magari il giorno dopo, lo rileggo e lo correggo.
    (p.s. io faccio molta fatica a leggere i captcha; potresti toglierli dal blog?)

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  2. Ciao. Sì, sicuramente magari con tutto questo lavorìo ti “freni” un po', però non è nemmeno detto che alla lunga non paghi. io credo che ognuno abbia il suo modo di rapportarsi alla scrittura, e se non è sempre utile assecondarlo sino in fondo, sicuramente però determinerà il nostro approccio alla scrittura.
    Riguardo i captcha, non li sopporto nemmeno io e mi creano grandi difficoltà, solo che non sapevo che fossero impostati. ora li ho tolti (o almeno ho fatto un'operazione che mi fa pensare che non ci siano più), però mi servirebbe una conferma. Grazie e scusa. Ciao!

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  3. Quello che mi ha fermato quando stavo per la seconda/terza volta cercando di scrivere il mio “romanzo fantasy” (mai andato oltre pagina 30) è questo andare avanti e indietro. Oltre a mille altri problemi, ovviamente. Penso che la cosa più importante, all'inizio, sia terminare la prima stesura. Senza stesura, c'è poco da revisionare.
    Da quando arrivo alla parola “fine” sono decisamente un'altra persona! 😀

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  4. Sì, anch'io più o meno la penso come te. Diciamo che cerco di arrivare sino in fondo ma in modo “dignitoso”, ovvero senza lasciare troppi morti alle spalle. Però pregusto il piacere della revisione.

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  5. Ciao e prima di tutto complimenti per il blog. Sono d'accordo sul fatto che il processo di riscrittura è fondamentale, anzi credo che affinare e continuare a perfezionare un testo sia un lavoro virtualmente infinito. Personalmente cerco di scrivere sempre quando “sono ispirata”, ma questo non significa poi che quello che scrivo lo lascio così com'è, ma lo rileggo a freddo e tento di migliorarlo. Penso si tratti di due fasi che vanno tenute ben distinte. Come si dice, la prima stesura va fatta con il cuore, la seconda con la mente…

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  6. Bellissime parole: “la prima stesura va fatta con il cuore, la seconda con la mente”. Credo che riassuma lo spirito che dovrebbe animare chi voglia cercare di scrivere seriamente. E mi sembra che il tuo metodo sia proprio quello che consente di mettere insieme cuore e testa, appunto. Grazie per il contributo (e naturalmente per i complimenti, che ricambio).

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  7. Si tratta in un certo senso del dibattito tra ispirazione e tecnica. Secondo me, servono entrambe e in ugual misura. Senza ispirazione non si scrive niente di emozionante e creativo, senza tecnica non si scrive niente che sia leggibile e interessante.
    Bellissima la frase di “animadicarta”!

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