Navigando in un mare di libri – 2

Un tempo neanche troppo lontano, l'essere pubblicati era di per sé una garanzia di qualità. Diciamo che se eri in una collana di Feltrinelli, o di Einaudi eccetera eccetera, molto probabilmente avevi scritto qualcosa di veramente valido (gusti a parte). Se il tuo volume poteva trovarsi in una libreria, quasi certamente meritava di starci. Ed erano i lettori stessi a decretarlo, e gli editori si adeguavano, cercando di interpretare i gusti dei lettori ma anche di indirizzarli, di farli crescere.
Poi sono arrivati i reality, il mito americano del self-made-man, Berlusconi, la TV generalista e i talk show con opinionisti che hanno solo opinioni ma senza conoscere niente. E tutto è cambiato. Le pile vicino all'ingresso nelle librerie si sono coperte di libri di personaggi più o meno noti, provenienti dal mondo dello sport, della TV, del gossip (paola che odio ma è qui usata in senso dispregiativo). E queste sono le politiche dei grandi Gruppi.
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6 thoughts on “Navigando in un mare di libri – 2

  1. Sono d'accordo con te. Pubblicare un libro a pagamento per nutrire il proprio narcisismo non mi è mai interessato. Questo non vuol dire che non ami o non sia soddisfatta alcune volte di ciò che scrivo. Ho troppo rispetto della parola scritta ( anche di quella detta, in verità) per vivermela soltanto come piacere personale.

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  2. Anch'io ho un rispetto enorme per la parola, e anch'io come te qualche volta ho provato piacere nel leggere qualcosa scritto da me. ma la pubblicazione di per sé mi interessa poco, per non parlare dell'autopubblicazione o di quella a pagamento. Sarebbe come comprarsi la laurea e dire: sì, ma all'università sono tutti baroni, mi boicottano perché sono un personaggio scomodo, io valgo e dunque la compro. La soddisfazione viene, per me, dal riuscire a scrivere qualcosa che anche gli altri apprezzano, e riconoscono come valida.

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  3. Sì, scrivere bene dovrebbe essere una condizione necessaria per una letteratura più "sana", questo a tutti i livelli. Infatti lo "scrittore vincente" è uno strumento neutrale, che aiuta sia i virtuosi sia gli scarsi. Non lo condannerei per questo.Sono anch'io preoccupato da ciò che traspare all'inizio: la pubblicazione tradizionale, tramite casa editrice (anche di lunga e onorata tradizione) non è garanzia di qualità. Troppi libri, troppo pochi che restano per qualche anno. E poca varietà, lo vedo negli scaffali di "genere", come fantasy e SF, dove nel resto del mondo la varietà la fa da padrona! Tanti libri in più e poca varietà, c'è da chiedersi come sia possibile… ^^

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  4. Non posso parlare per la letteratura cosiddetta "di genere" perché non mi entusiasma e quindi non la conosco, ma in generale penso che le case editrici maggiori non intendano rischiare e vadano su pochi titoli di autori che garantiscono certe vendite, i piccoli non abbiano le spalle abbastanza larghe per rischiare oltre quanto già fanno, e il risultato è che alla fine si trovano o i pochi titoli dei "soliti noti", oppure libri che prendono polvere e basta, magari autoprodotti.Riguardo SCrittore Vincente, non lo condanno, però il taglio dell'autopromozione è così forte che fa pensare che sia conseguente alla auto-pubblicazione. E questo ni impressiona sfavorevolmente. Per carità, Properzi fa evidentemente il suo mestiere e bene, ma è un tipo di filosofia che dev'essere maneggiata con cura, per così dire, prima di proporla in modo indiscriminato come invece mi sembra che faccia.

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  5. I miei libri pubblicati vengono da un POD quindi non so se posso parlare… comunque al giorno d'oggi un po' di marketing non fa male, l'importante è che non diventi una priorità! Non mi vergogno di aver cercato di promuovere i miei libri, insomma, ma credo che le fasi più importanti siano state altre (la stesura, le varie revisioni, le scelte stilistiche…).

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  6. Concordo con te: credo che da parte tua ci sia stato un impegno, un lavoro a monte che ti ha portato a soppesare diverse possibilità, prima di scegliere il POD. Il problema non è il marketing, ci mancherebbe: è legittimo e doveroso cercare di farsi conoscere. Però dietro ci deve essere un'opera, ritengo sbagliato far passare il messaggio che "è solo questione di promozione", perché ciò, oltre a essere falso, svilisce e affossa la letteratura e chi ci crede e ci si impegna.

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