Quattro autori per l’autunno alle porte

Si dice spesso che l’estate, e le conseguenti vacanze, siano il periodo migliore per leggere, abbandonati all’ombra di un riparo di foglie di palma in una spiaggia assolata, o su una cima, al fresco della montagna più impervia e solitaria, o magari sotto un pergolato d’uva, nelle dolci colline italiane.
Non posso non essere d’accordo; però personalmente penso che un periodo che molto invoglia alla lettura sia l’autunno. L’aria comincia a essere fredda, obbligando a coprirsi anche in casa e invogliando al silenzio, e le giornate, ancora lunghe, sono velate di una malinconia che porta a stare da soli, a rinchiudersi un po’ in sè stessi, a isolarsi nella lettura.
Se la pensate come me, se avete voglia magari di scoprire qualche autore che “ne parlano tutti” ma non avete mai letto, oppure che non avete nemmeno sentito nominare, azzardo qualche proposta, partendo, naturalmente, dagli autori che più mi sono cari.

Ian McEwan. Non ha bisogno di presentazioni: è uno dei più noti (e premiati) autori inglesi del dopoguerra, e anche forse uno dei più prolifici: ha scritto undici romanzi e tre raccolte di racconti, narrativa per bambini e sceneggiature. Se non lo conoscete, consiglio di avvicinarsi a lui con “Solar”, uscito nel 2010. Racconta di un fisico già premio Nobel che si barcamena a modo suo nel mondo degli affari e degli affetti, sino all’epilogo a sorpresa.

Joseph Roth. Mi piange il cuore a liquidarlo in poche righe, ma non sarei comunque degno di parlarne, e quindi va bene così. Nato alla fine dell’Ottocento, austriaco, valente giornalista, ha scritto venti romanzi, e consigliarne uno è veramente difficile. Se proprio devo sceglierne uno, suggerisco di leggere “Giobbe”.

Philip Roth. Altro “mostro sacro” della letteratura mondiale, considerato uno dei massimi scrittori ebrei americani in lingua inglese insieme a Paul Auster, Bernard Mamalud, Saul Bellow, è stato più volte in lizza per il Nobel per la letteratura. Tra le tante opere straordinarie di Roth consiglio di leggere “Pastorale Americana”, definito dal New Yorker “un romanzo epocale”.

Hanif Kureishi. Nato nel 1954 da madre inglese e padre pakistano, racconta la vita a Londra, nei sobborghi come nel mondo dell’alta borghesia. Leggete “Il Buddha delle periferie”: ironico, spassoso, impietoso, leggero,a tratti amaro.

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