Piccola editoria: quali speranze?

I numeri non lasciano molto spazio a dubbi o speranze. In Italia ogni anno si pubblicano circa 50÷60 mila libri, ma il grosso delle vendite è concentrato su due-tre grossi gruppi editoriali, che monopolizzano la distribuzione, gli spazi nelle librerie, in definitiva le possibilità di vendita.
Perché quello editoriale è un mercato molto difficile, e tutti, nella filiera, si lamentano. Si lamentano gli autori che non riescono a firmare contratti soddisfacenti, si lamentano gli editori che non riescono più a fare cassa, si lamentano i distributori perché il giro d’affari è in perenne contrazione e si lamentano i librai perché la logica delle librerie di catena sta minando alla base la possibilità di un’offerta capillare e diversificata.
Le cose sono rese ancora più complicate, oltre che dalla crisi economica, dal proliferare inarrestabile di pseudo editori, che invece sono stampatori o poco di più, ovvero che fanno pagare la pubblicazione, infarcendo ancora di più gli scaffali delle librerie di libri di poco valore (non più dei soldi spesi per la stampa, se questa è la sola condizione per la pubblicazione), e rendendo ancora più difficile per una piccola casa editrice far notare e vendere le proprie pubblicazioni.
E però… e però qualche motivo di speranza c’è. Perché un piccolo editore ragiona in termini meno manageriali dei grandi gruppi, e spesso pubblica titoli che lo hanno appassionato, senza fare troppi calcoli su target e vendibilità. Per cui i piccoli non solo fanno un grande lavoro di ricerca sui nuovi autori, ma tengono in vita una diversità culturale che altrimenti rischierebbe di essere schiacciata dalla “narrativa da supermercato”.
E allora, i “piccoli” devono battere strade nuove. Gli e-book, per esempio. Hanno costi di produzione e di distribuzione molto inferiori, ma la loro diffusione è ancora limitata, anche se la progressiva riduzione del costo degli e-reader sta allargando il mercato.
Poi, il consorziarsi in gruppi, per dividere i costi moltiplicando le possibilità di rendersi visibili, come le Fiere del libro, per esempio.
E tutto questo, stando attenti a scegliere autori e opere che non deludano i lettori, che non escano dalla loro linea editoriale.
Voglio fare un appello. Aiutiamo le piccole case editrici, diamo loro spazio, possibilità. Non in modo indiscriminato e acritico, naturalmente; ma non snobbiamole solamente perché il nome stampato sulla copertina non è immediatamente noto. Avremo numerose, incredibili sorprese. E, alla lunga, contribuiremo ad avere un mondo un po’ migliore.

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2 thoughts on “Piccola editoria: quali speranze?

  1. I libri pubblicati dai piccoli editori sono spesso di grande qualità proprio perché per loro scommettere su un libro è una sfida e può essere anche un rischio economico. I grandi editori pubblicano solo autori noti e questo dà loro garanzie più alte di successo, a volte a scapito della qualità (tanto la gente compra certi libri solo perché conosce il nome di chi l'ha scritto o perché ha cominciato a leggere una certa saga).

    I piccoli editori meriterebbero molta più stima di quella che ricevono normalmente anche solo per la pazienza con cui sopportano i tantissimi scrittori esordienti, come me, in cerca di qualcuno che creda in loro. Meriterebbero più stima per il loro entusiasmo nel diffondere cultura e per la loro voglia di resistere nonostante la lotta contro i grandi nomi!

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  2. Grazie Romina per la presenza e i contibuti sempre puntuali… Effettivamente, ci sono fior di editori, e qualcuno ho avuto anche modo di conoscerlo, che svolgono un'opera veramente meritoria, investendo spesso di tasca propria e senza chiedere un centesimo a chicchessia. Ciò li porta a essere oculati ma nello stesso tempo audaci nelle scelte artistiche, fornendo prodotti di qualità veramente elevata.

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