Letture: Irvine Welsh – I segreti erotici dei grandi chef

Edimburgo, qualche anno fa. Due persone diverse come sanno esserlo solo gli opposti, diversi come il bianco e il nero, o il giorno e la notte, il ghiaccio e il fuoco. L’unica cosa che abbiano in comune, oltre alla città nella quale vivono, è il fatto di diventare casualmente colleghi di lavoro.
La città è fredda, la notte arriva presto, sul Mare del Nord, ma le strade brillano di luci dei bar e dei pub, che, ammiccanti, invitano a bere.
E uno dei due protagonisti, Danny Skinner, giovane brillante e sciupa femmine, beve, butta giù quantità impressionanti di birra, liquori, vino, a ogni ora del giorno e della notte, interrompendo le bevute solamente per tirare coca o per fumare o fare sesso.
Un giorno arriva in ufficio un nuovo collega, appunto: Brian Kenny, un po’ più giovane di lui. E’ il suo opposto, come detto: non beve, non fuma, è imbranato con le ragazze, ha una vita sociale irrilevante: sembra che non abbia mai superato lo stadio infantile.
Brian proviene da una famiglia “normale”: padre ex ferroviere, madre e una sorella che vuole andare all’università ed è l’orgoglio di tutta la famiglia. Danny, invece, è figlio unico, non ha mai conosciuto suo padre e ossessiona la madre perché gliene riveli il nome, mentre lei quel nome cerca da sempre di seppellirlo sotto una montagna d’odio e di disprezzo, ma in realtà soprattutto di dolore.
Nasce da parte di Danny un’antipatia istintiva per Brian, un’avversione che cresce sino a diventare odio profondo, viscerale, senza più argini e senza controllo.
Brian contemporaneamente diventa preda di una misteriosa e devastante malattia, che non ha spiegazioni nella scienza medica “ufficiale” e che lo porterà a un passo dalla morte.
Tra i due si svolge una lotta senza quartiere, a distanza, operata attraverso le conoscenze comuni, e soprattutto la madre e la sorella di Brian, un duello portato sino alle estreme conseguenze, nell’imprevedibile, tragico finale.
L’autore, Irvine Welsh, è una delle voci più originali e potenti nella letteratura europea degli ultimi anni (Trainspotting, Porno…), e non ha smentito la propria fama, in questo romanzo. Lo stile, per come la storia si dipana, ricorda per certi versi Jonathan Coe, ma certe ambientazioni, certe atmosfere richiamano alla mente Nick Hornby, o Frank McCourt; eppure, la voce di Welsh riesce a essere unica, particolare, originale, e in definitiva inconfondibile.
Poi, sinceramente mi sono chiesto quanto sia importante l’ambientazione principalmente a Edimburgo, perché di fatto la storia è così universale, in un certo qual modo, che avrebbe funzionato anche a Roma, a Mosca o a San Francisco. Proprio in questo si coagula la grandezza di Welsh, ovvero nello scrivere storie così credibili, e così incredibili, da poter essere astratte dal contesto per diventare paradigma dei nostri tempi, riuscendo a mostrarci il nostro lato più oscuro e inquietante, perché alla fine, sembra dire, l’uomo è pur sempre un animale.

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