Farenheit 451: i libri spariranno davvero?

Probabilmente, quando nel 1953 pubblicò “Farenheit 451”, Ray Bradbury, allora poco più che trentenne, non pensava davvero che sarebbe arrivato il giorno nel quale i libri sarebbero stati bruciati, sarebbero scomparsi, sarebbero stati un ricordo. Forse proprio per questo rifiutò sempre Internet e le nuove tecnologie, e avversò i libri digiitali come un nemico che insidiava la vita degli amatissimi libri di carta.
Che poi, non che non ci avesse azzeccato, almeno per certi versi: quello da lui raccontato è un mondo dove i possessori di libri sono dei pazzi e a dominare sono le immagini e la televisione.Vi ricorda nulla?
Era nato a Waukegan, in Illinois, nel 1920, da famiglia modesta. La disoccupazione del padre, operaio elettrico, dopo la crisi del ’29 li spinse in California, dove Ray scoprì il mondo della fantascienza e si sentì spinto a iniziare a scrivere.
Bradbury non fu solo l’autore di “Farenheit 451”: oltre a essere ricordato  per “Cronache marziane”, scrisse numerosi altri romanzi, e lavorò come sceneggiatore per il cinema.
Negli ultimi anni della sua vita respinse in modo intransigente eBook, tablet e libri in formato pdf, e impedì che le proprie opere fossero pubblicate in forma digitale sino al 2011, quando consentì di pubblicare in formato elettronico “Fahrenheit 451”. Come temendo che il libro digitale possa essere non semplicemente un “altro modo” di leggere, ma proprio la causa della scomparsa dei libri.

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