Letture: "Donne a perdere", del Collettivo Sabot

Ci ho provato. Credetemi, ci ho provato. Ci ho provato, prima di scriverne qualcosa, ad arrivare alla fine di questo trittico di romanzi noir sponsorizzato o meglio “tutorato” da Massimo Carlotto. Però visto dove mi sono intoppato, avevo due scelte: aspettare di finire per scriverne qualcosa, e quindi forse non scriverne mai, oppure lasciar perdere e basta.
Ho scelto la terza via: ne parlo ora e al diavolo.
E allora, forza; ma prima devo fare una precisazione importante, altrimenti ciò che scrivo potrebbe essere travisato.
Non amo quel genere che viene chiamato noir. Io sono affezionato ai gialli hard-boiled sia nella versione “classica” di Philip Marlowe, sia in quella più moderna dei suoi discendenti degli anni Cinquanta e Sessanta; e non sono mai riuscito ad amare davvero l’anima che questo genere ha mutato negli anni nostri.
Detto questo, veniamo la dunque. “Donne a perdere” è una raccolta di tre romanzi che raccontano, in un modo o nell’altro, di donne infilate in giri loschi, di prostituzione o di cose così, donne a perdere, appunto. E infatti il titolo è azzeccato, niente da dire.
Il primo dei tre romanzi, “Soluzioni finanziarie” parla di cravattari malavitosi e di commercianti dignitosi e strozzati. C’è un certo ritmo che lo rende leggibile, vero, ma ci sono anche certe cose che non tornano, come per esempio un personaggio che compare all’inizio e poi scompare del tutto. Ma soprattutto troppo spesso diventa didascalico, ha dialoghi spesso poco convincenti, mancano digressioni di quelle vere, non gli “squarci” che ogni tanto vengono infilati per risolvere il problema di caratterizzare il vissuto dei personaggi.
Il secondo romanzo, “Sette giorni di maestrale”, l’ho abbandonato dopo una trentina di pagine: la storia non è riuscita a prendermi, non è proprio il mio genere: l’argomento dei locali per scambisti o per sesso estremo non mi appassiona affatto.
Il terzo, “Un amore sporco”, non l’ho ancora iniziato: per un po’ voglio “cambiare aria”.
Forse, in definitiva, ha ragione qualche commento che ho visto in Rete su questo libro: Carlotto invece di mettere su operazioni di questo genere dovrebbe usare il proprio tempo per riprendere a scrivere come (pare) facesse una volta.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...