Letture: Hotel Borg, di Nicola Lecca

Devo confessarlo: a scrivere qualcosa su ‘Hotel Borg’ di Nicola Lecca sono in imbarazzo. Non perché non sia facile scriverne bene, o perché ci sia poco da dirne, no certo: l’imbarazzo deriva dalla difficoltà a inquadrarlo in modo sterotipico, ricondurlo a una casella, definirne i contorni, dire che sta più in qua o più in là, darne le misure  e i colori. Devo ribaltare il punto di vista ignorando la trama e parlarne in modo diverso, se voglio avere speranza di riuscire a dare un’idea di ciò che è.
Innanzitutto ‘Hotel Borg’ è suono. E’ suono perché parla dell’amore per la musica, portato così all’estremo sino a diventare rispetto per la musica stessa, ed è suono perché è musica.
E la musica è un appuntamento con il destino, un appuntamento che cambierà i protagonisti dell’opera: Oscar, il ragazzo disposto a tutto per la musica che ama, Rebecca, la cantante lirica, il piccolo Marcel, Hakon, e soprattutto Norberg, il protagonista. Partono da punti lontani tra loro, da vite diverse, ma per tutti quell’ultimo, straziante concerto sarà l’ultimo, sarà l’inizio di qualcosa di nuovo e diverso.
Poi ‘Hotel Borg’ è colore: il colore bianco della neve e del ghiaccio islandese, il colore di legni scuri della cattedrale di Rejkiavik, le albe tenui e i visi arrossati dei ragazzi, i fiori del negozio del padre di Oscar, il ‘fioraio di Greta Garbo’.
Ma soprattutto, ‘Hotel Borg’ è amore, amore e emozione. Amore per la musica, amore per il bello, amore per ciò che di più nobile abbiamo dentro: i nostri sentimenti, i nostri pensieri, il nostro cuore.
E infine, ‘Hotel Borg’ è il coraggio della scelta, di scegliere di vivere. La forza di guardare in faccia il nostro destino, il finale che ci chiama come l’ultimo, inevitabile acuto di una romanza che ci squarcia il cuore purché abbiamo la forza di tentarlo, di sostenerlo, di viverlo sino a che abbiamo fiato in corpo e forza nei nervi e nel cuore.
E Nicola Lecca quando scrive è tutto questo: suono, colore, passione, emozioni. E musica. Una musica straordinaria.

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