Siamo tutti scrittori?

A forza di girare per siti e forum mi sono fatto un’idea personale dell’autore-tipo italiano, diciamo quello medio. Premetto, per non sembrare (troppo) spocchioso o supponente, che intendo generalizzare, perché è più semplice parlare del 95% di massa generica che del 5% (o forse meno…) che si distingue.
Provo a riassumere gli elementi comuni di questi aspiranti scrittori:

1. Non leggono, o leggono pochissimo. Se si eccettua ciò che hanno scritto loro, disprezzano di fatto i libri e la letteratura, pensando che tra leggere e scrivere non vi sia alcun nesso. Ma se non comprano i libri degli altri, perché gli altri dovrebbero comprare i loro, di libri? E non sanno che il primo modo per imparare a scrivere e costruirsi uno stile è proprio la lettura?

2. Conoscono poco l’Italiano. Il motivo? vedi sopra. E i loro scritti sono infarciti di sgrammaticature, modi di dire, fastidiose traduzioni letterarie dal dialetto. Il loro linguaggio è una via di mezzo tra quello di un reality e l’eloquio degli opinionisti televisivi. Semplicemente orrendo.

3. Scrivono libri cosiddetti “di genere”. Pensano infatti che parlando di un mondo immaginario possano scrivere qualunque corbelleria senza pagare dazio. E allora, via con orge di elfi, elfi, elfi, inframmezzati da qualche vampiro e da bambini-maghi. D’altronde la loro “cultura” si ferma lì. Visto e rivisto sino alla nausea.

4. Credono che sia tutta questione di ispirazione, e sono quelli, fateci caso, che dicono di scrivere di getto e di non credere nella revisione del testo. E si vede.

5. Sono ossessionati dalla pubblicazione, e pensano che il loro “capolavoro” venga ripetutamente respinto perché l’editoria ha paura della vera arte, e preferisce invece investire in immondezza (con la variante abbastanza frequente del complotto ai danni dell’arte e dei giovani autori, che farebbero paura agli editori). E allora, appena trovano qualcuno che “crede in loro” aderiscono con entusiasmo e ingenuità, e poco importa se ci sia da sborsare qualche migliaio di euro all’editore a pagamento di turno o per l’autopubblicazione: avere il proprio nome sulla copertina di un libro da regalare a parenti e amici non ha prezzo, come direbbe una nota pubblicità.

Sono dell’opinione che buona parte della difficoltà che trova un bravo emergente a emergere, appunto, sia legata proprio al proliferare di pseudo-scrittori, gente che non conosce i congiuntivi, ha letto sì e no due-tre libri  che cita strenuamente, disprezza chi vende perché sicuramente è solo un raccomandato, è convinto che per vendere sia solo questione di sapersi promuovere nel modo giusto. Questa è gente che ha inzeppato gli scaffali delle librerie di carta da macero, molto spesso, rendendo quasi impossibile discernere ciò che può essere buono.

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2 thoughts on “Siamo tutti scrittori?

  1. Beh, è un po' che non passo di qui… questo articolo me l'ero proprio perso. Su tante cose forse hai ragione, però guarda che il 5% esiste ed è bene essere lieti per questo! Senza ambizione (magari con la speranza) di rientrare in quel magro gruppo, ti invito, se ti va, a leggere una mia riflessione (postata proprio oggi) sull'argomento “saper scrivere” (http://tamerici-romina.blogspot.it/2012/04/saper-scrivere.html).

    P.S. Leggo più che posso (anche se non è mai abbastanza), non scrivo letteratura di genere, studio per cercare di scrivere sempre meglio, credo nell'ispirazione ma anche nella revisione di un testo come due fasi imprescindibili. Per quanto riguarda la pubblicazione, ne riparliamo quando mi deciderò a inviare il mio nuovo libro a un editore!

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  2. Ciao Romina e ben ritrovata. Sì, certo, quel 5% esiste eccome, però è ben difficile che riesca a distinguersi perché è come un fiore circondato dall'ortica di quel 95%… E per chi deve scegliere, sia egli un ediotore o un lettore, diventa quasi impossibile notare le differenze. Però ritengo sia giusto comunque non mollare, se si ha la passione e il talento, e continuare a scrivere. Ciao e a presto!

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