"Nella prossima vita? farò la rock star". Intervista a Gianni Zanata

Foto per gentile cortesia di ©Sabina Murru

Proseguendo con le interviste a personaggi del mondo dell’editoria o del giornalismo, ho incontrato Gianni Zanata, giornalista televisivo cagliaritano nonché scrittore.
Mi si presenta come al solito rilassato e vestito in modo ricercato, e dopo i primi convenevoli cominciamo a parlare a ruota libera.
Per rompere il ghiaccio lo affronto con una domanda scontata.

Chi è Gianni Zanata in poche parole? Che cosa fa, come lo fa, la sua storia passata e presente…
        Uh! Bella domanda. Gianni Zanata in poche parole? No, non ce la posso fare. Sono logorroico. Non saprei nemmeno da dove cominciare. E poi magari finirei per raccontarti un mucchio di dettagli inutili, insignificanti. Chi è Gianni Zanata. Mah. Vabbé, ci provo, non ti assicuro nulla, però. Anche perché non lo conosco granché bene, questo giannizanata [:)]. In poche parole: sono nato, vivo e lavoro a Cagliari, la mia città preferita. Faccio il giornalista. Ed è così che mi guadagno da vivere. Sono capo-servizio nella redazione centrale di Sardegna Uno Tv, emittente per la quale lavoro dal 1986. Poi, scrivo storie: romanzi, racconti. E considera che c’è pure chi ha il coraggio di pubblicarle, le storie che scrivo. Ecco, la mia biografia è tutta qua. Ma ti svelo un segreto: nonostante mi piaccia fare il giornalista, e mi piaccia ancora di più scrivere storie, in realtà io avrei voluto diventare una star del rock, un musicista e cantante a metà strada tra Neil Young e De Andrè, un po’ Keith Richards e un po’ Bob Dylan. Era il mio sogno, da ragazzo. Chissà che prima o poi non si realizzi, questo sogno.

Partiamo dalla fine, o quasi. Parlaci di “Non sto tanto male”, del successo che ha avuto il tour della scorsa estate e autunno.
        “Non sto tanto male” è un libro pubblicato dalla Quarup nella primavera del 2011. Tieni presente che la Quarup è una delle case editrici più “toste” del panorama editoriale italiano. Una casa editrice indipendente, e gioiosamente orgogliosa della sua indipendenza. Se fosse un suono, la Quarup sarebbe tre accordi di chitarra distorta suonati a tutto volume nel silenzio di una notte senza luna. Se la Quarup fosse un calciatore, sarebbe una specie di Nainggolan, ma con un paio di zanne da lupo, occhi felini e una maglietta strappata con su scritto “fuck you” (spero che il paragone non offenda nessuno, tanto meno l’editore della Quarup e, soprattutto, Nainggolan). A ogni modo, “Non sto tanto male” è la storia di un giornalista, Valdo Norman, direttore di un quotidiano, un bastardo di prima categoria. Un vero stronzo, se mi passi il termine. Valdo è il “cattivo” per eccellenza. Che non può non innamorarsi di Bianca, giovane studentessa dalla bellezza solare. Ciò che accade nel corso del romanzo, come ovvio, non lo possiamo anticipare. “Non sto tanto male” è diventato poi il cuore di un reading letterario-teatral-musicale che ha viaggiato in lungo e in largo per la Sardegna, la scorsa estate. È stato un tour di presentazioni che mi ha regalato tantissime emozioni. E colgo l’occasione per citare alcuni degli artisti con i quali ho avuto l’onore di lavorare: in primis, Elio Turno Arthemalle, Roberto Palmas e Nicola Cossu. E poi ancora Carlo Antonio Angioni, Isella Orchis, Cesare Saliu, Raffaele Chessa, Anna Brotzu, Marcello Enardu, Angelo Trofa, Aurora Simeone, Gianluca Medas, Andrea Congia, e altri ancora che sto sicuramente dimenticando. La caratteristica delle presentazioni di “Non sto tanto male” è la multiversalità del progetto. Di volta in volta, di serata in serata, il reading è sempre diverso, sempre nuovo, mai strutturato su una scaletta fissa, un perenne work-in-progress. Che sia riuscito o meno nell’intento, non ha molta importanza. Mi appaga il fatto che la risposta del pubblico sia stata sempre molto positiva.

E oggi quali sono le prospettive per Gianni Zanata?
        Voglio continuare a fare il giornalista. È un mestiere che adoro, nonostante sia un periodo difficilissimo per chi lavora nel settore dell’informazione. Ma è nei periodi più duri che in genere ci si esalta, no? E poi voglio continuare a scrivere e a pubblicare. A questo proposito voglio consigliare a te e ai tuoi lettori l’antologia “Piciocus” (Caracò Editore). Si tratta di cinque racconti, storie di infanzia e di adolescenza, ambientate in Sardegna, scritte da Francesco Abate, Paolo Maccioni, Gianluca Floris, Silvia Sanna e Gianni Zanata. Scusa la pubblicità spudorata, ma con l’acquisto e la lettura del libro non solo ci si diverte e ci si emoziona, ma in più si aiutano i librai indipendenti e si aiuta una piccola casa editrice, Caracò appunto. In un contesto come quello attuale, fatto prevalentemente di cittàmercato, grandi monopòli e massificazione culturale, il progetto “Piciocus” è quanto di più genuino e controcorrente si possa trovare in circolazione.

Credo che sia un ottimo consiglio per chi voglia sentire voci diverse rispetto al coro dell’editoria “ortodossa”. Approfitto per toccare un argomento di quelli che un tempo si definivano “di scottante attualità”. Vuoi parlarci meglio di ciò che è accaduto all’emittente presso la quale lavori?
        Essendo direttamente coinvolto in questa vicenda – sono uno dei quattro giornalisti licenziati e poi reintegrati – non vorrei dilungarmi troppo. Il succo è che Sardegna Uno – a mio modesto avviso – è un’azienda che soffre da anni di una gestione miope. Non ci sono progetti validi, l’informazione è penalizzata, occorrerebbe una svolta, puntare su un vero piano di rilancio che valorizzi le professionalità all’interno dell’emittente. I licenziamenti sono stati motivati con esigenze di natura finanziaria. La vertenza, dopo un mese di trattative difficili, s’è risolta con la stipula di contratti di solidarietà, della durata di un anno, per tutti i dipendenti. I lavoratori, cioè, hanno deciso di farsi carico dei problemi economici dell’editore, e di accettare un taglio consistente degli stipendi, pur di mantenere inalterato il livello occupazionale e, soprattutto, il livello qualitativo delle produzioni.

E ora che cosa si profila?
         Ora si profila un periodo difficile per tutti i lavoratori. Ripeto, a fronte dei sacrifici economici da parte dei dipendenti di Sardegna Uno, non vedo purtroppo alcun progetto di rilancio in vista, nessun piano editoriale che si basi su un utilizzo razionale delle professionalità interne. Spero di sbagliarmi, spero che le cose cambino. Ma i segnali non sono incoraggianti. Con la stipula dei contratti di solidarietà abbiamo salvato il nostro posto di lavoro, per un altro anno. E tra dodici mesi? Che cosa succederà? Sardegna Uno deve tornare a essere un punto di riferimento dell’informazione televisiva regionale. Ma perché ciò accada servono persone giuste al posto giusto, idee innovative e un minimo investimento.

Progetti per il futuro?
        Scrivere, scrivere, scrivere. Pubblicare nuove storie, ma solo se ne vale veramente la pena. Non mi interessa pubblicare un libro all’anno. Non ne sarei nemmeno capace, a dire il vero. Il gusto di raccontare storie viene prima dell’urgenza di pubblicare. E poi vorrei continuare a sperimentare. Mi affascina la ricerca di nuove forme espressive. Mi piacerebbe moltissimo lavorare in ambito cinematografico. Lavoro per la tv ormai da più di 25 anni, e mettere insieme parole e immagini è un po’ il mio pane quotidiano. Finora è stato un lavoro di tipo giornalistico e documentaristico. Aspetto il momento giusto per fare il salto triplo, e magari mettere mano a un progetto di fiction. Ma senza fretta. Nell’immediato, invece, spero vada in porto una collaborazione a un programma radiofonico. Sarebbe un ritorno alle origini, visto che le mie prime esperienze nel settore dell’informazione, agli inizi degli anni ottanta, sono proprio legate alla radio.

Grazie. Concludiamo dandoti la possibilità di fare un appello, se lo ritieni, o esprimere un tuo pensiero “a tema libero”.
        Nessun appello specifico. Visto che però mi dai questo spazio e questa opportunità, voglio esprimere un ringraziamento alle tante persone che in queste settimane mi hanno testimoniato affetto e solidarietà. Puoi essere ricco e potente quanto vuoi, ma nessuna moneta e nessuna autorità potranno mai consentirti di conquistare la stima degli altri. Grazie! Love and Peace.

Annunci

One thought on “"Nella prossima vita? farò la rock star". Intervista a Gianni Zanata

  1. Un bellissimo finale. ma anche una bella intervista 🙂
    Il libro l'ho letto e l'ho trovato particolare e unico… non sono mai inciampata in altri lavori di Zanata, ma sono sicura che per capirlo bene come artista e come uomo debba approfondire ancora meglio con i suoi lavori…

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...