Miniracconti: Plic, plic, plic

Ore 22, casa. Tutto tace. O meglio, quasi tutto. L’unico rumore è dato da un rubinetto che gocciola. Per il resto ci sarebbe silenzio, in casa; nemmeno dalla strada arriva rumore di auto. Ma c’è sempre quel vecchio, maledetto rubinetto che gocciola. Plic, plic, plic.
MI concentro su Carver. Giro una pagina e vado alla successiva: non c’è altro da fare. Ma lui continua, non molla. Plic, plic, plic. Torno alla pagina precedente, devo rilegggere l’ultimo paragrafo, riprendere il filo.
Dopo due volte di questo avanti e indietro mi alzo dalla poltrona e vado in cucina. Afferro il maledetto rubinetto con decisione e lo stringo a morte, come se volessi strozzarlo. Aspetto un attimo col fiato sospeso. Funziona! ha smesso di gocciolare.
Torno alla poltrona, mi siedo e prendo una larga coppa panciuta di brandy complimentandomi con me stesso. Faccio roteare il liquore nel bicchiere fiero di me mentre tengo l’altra mano poggiata sul libro, cercando il segno con gli occhi. Tiro giù un lento sorso e riprovo a rilassarmi. Riprendo a leggere, e poi succede di nuovo. Plic, plic, plic.

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