Piccoli Editori crescono: intervista a Aldo Moscatelli, Casa editrice I Sognatori

La casa editrice I Sognatori (http://www.casadeisognatori.com/)è nata tra il febbraio e il maggio del 2006 (dipende da quale fonte burocratica si consulta), a Lecce. Valuta/pubblica romanzi, raccolte di racconti e – da qualche mese a questa parte – anche saggi e poesie.
Abbiamo voluto porre alcune domande a Aldo Moscatelli, che ha fondato e dirige la casa editrice. Sicuramente un mestiere difficile, il suo, nel panorama attuale dell’editoria italiana, ma anche esaltante, se fatto con passione, come in questo caso.

Aldo Moscatelli: scrittore da circa quindici anni, editore da cinque, si definisce lettore “compulsivo” da sempre.
Come la scrittrice Roberta Kalechofsky, ha creato dal nulla una casa editrice per poter diffondere i propri manoscritti e quelli di altri autori, ignorati o comunque esclusi dalle logiche di mercato.
In quest’ottica, spera un giorno di poter sottoscrivere un’affermazione di Italo Calvino: il massimo della mia vita l’ho dedicata ai libri degli altri, non ai miei
.


Aldo Moscatelli in poche parole: chi è, che tipo di persona è, che storia ha alle spalle e davantiChi è… non lo so. Posso dire quello che fa: l’editore – ormai a tempo pieno.
Cerco di svolgere il mio lavoro nel miglior modo possibile, in base a quelle che sono le mie risorse e le mie capacità.
Mi diletto con la scrittura da circa vent’anni, quindi ho alle spalle una storia comune a tanti aspiranti autori: concorsi male organizzati se non (a volte) ai limiti della frode, richieste di contributo, qualche piccolo successo, pubblicazioni in antologie… le solite cose.
Quello che mi attende lo ignoro, e sinceramente non ci faccio molto caso. Preferisco arrivare alle 21 di stasera, quando potrò staccare e dedicarmi ad altro. Poi si vedrà.

Che cosa significa essere piccoli editori oggi? quali le difficoltà, gli aspetti positivi, le peculiarità?Essere piccoli editori oggi ha un significato diverso da editore a editore. Dipende dal modo in cui svolgi la professione. Per me significa leggere faldoni di manoscritti, rispondere a caterve di mail, promuovere i libri in catalogo. Di tanto in tanto, trovare un dattiloscritto sul quale vale la pena investire un po’ di soldi. Quelle sono le giornate migliori.
Le difficoltà sono note a tutti: basso numero di lettori “forti” e scarsa ricettività dei lettori (in generale) nei riguardi dei libri scritti da autori esordienti o giù di lì.
Gli aspetti positivi? Mah, non saprei; se in passato avessi lavorato nella media/grande editoria, forse oggi potrei rispondere a questa domanda, perché saprei rilevare le differenze e quindi i lati vantaggiosi dell’essere un piccolo editore. Ma non ho questo tipo di background alle spalle.
Le peculiarità riguardano forse il rapporto con lettori e scrittori, assai meno burocratico e molto più “umano”. Almeno per quel che mi riguarda. Devo supporre che far parte di una grande azienda spersonalizzi un pochino, che il lettore venga trattato da “cliente” e lo scrittore come un tale al quale pagare i diritti d’autore una volta l’anno. Ma si tratta di mie supposizioni, appunto.
Per il resto, piccola editoria e grande editoria hanno lo stesso scopo: vendere libri. Cambiano l’approccio e l’ago della bilancia (quello che oscilla tra “quantità” e “qualità”), ma l’obiettivo primario rimane comune.

Quali sono le opportunità che un piccolo editore può offrire a un autore o a un lettore?
Come sopra: dipende dall’editore. Molti sostengono che la piccola editoria serva “a farsi conoscere”, visuale che a me è sempre parsa un po’ ristretta. Chiaro che non si può garantirgli la sussistenza, ma in Italia sono pochissimi (una manciata) gli scrittori che possono permettersi di fare questo lavoro a tempo pieno, quindi il problema non sussiste. Io offro ai miei autori la possibilità di farsi apprezzare, più che altro, perché li aiuto in tutte le fasi che precedono la pubblicazione. E non pubblico nulla che non abbia il potenziale per piacere, e anche molto. Ai lettori offro esattamente questo: libri curati, per tutti i gusti, in grado di differenziarsi nel marasma e lasciare il segno.

In che cosa si distingue la sua casa editrice?I fattori di distacco ci sono, ma finirei col ripetere le frasi che alcuni miei colleghi (spesso in cattiva fede… sono nel giro da due decadi, so bene chi mente e chi no) utilizzano per descrivere la propria attività. Alla fine pubblichiamo tutti – nessuno escluso – ottimi libri. Ci danniamo per la Cultura e crediamo nei giovani talenti. Siamo tutti bravi e onesti, insomma. Quindi mi limiterò a dire quanto segue: I Sognatori non pubblica il primo che capita né raccomandati, e non vende fumo ai lettori. Tutto qui.

Progetti per il futuro?Due libri (una silloge e una raccolta di racconti) in rampa di lancio. Ovviamente parliamo di scrittori esordienti, nello specifico Guendalina Casasole (poetessa) e Filippo Bernardeschi (novelliere). In questi giorni sto organizzando le presentazioni che mi terranno impegnato nei prossimi mesi. L’obiettivo principale rimane comunque quello di arrivare alle 21 di stasera.

Spazio libero: faccia un appello o parli di un tema che le sta particolarmente a cuoreNon sono tagliato per gli appelli, o almeno non più. E sul problema del contributo editoriale ho dedicato una parte significativa del mio saggio sull’editoria. Preferisco – piuttosto – ringraziare l’autore dell’intervista e consigliare ai lettori di tenere d’occhio il catalogo della casa editrice. C’è gente in gamba  da quelle parti, e un mucchio di corposi estratti da scaricare gratuitamente. La curiosità (per citare la versione inglese di un motto italiano) avrà anche ucciso il gatto, ma ai lettori non ha mai torto un capello.

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