Scrivere un romanzo è come costruire una casa?

Se uno mi facesse la domanda del titolo gli risponderei: in che senso, scusa? Perché detta così sembra un po’ una sparata a caso, un tentativo di frase a effetto.

Però, a pensarci bene un senso ce l’ha. Perché se le parole sono mattoni, la storia è la struttura, e l’uso che facciamo delle parole dà luogo agli intonaci, le tinte, gli arredi. Quando scrivi, di solito, pensi a una storia, a quella che viene chiamata trama? Non so. A me, a ben guardare, si forma nella mente un personaggio, che piano piano si arricchisce di caratteristiche. A quel punto, basta lasciarlo vivere sulla pagina, e il gioco è fatto.

E quindi, mi devo correggere: la struttura non è la storia, ma i protagonisti. Il resto ricopre la struttura, trasformandola in una casa. E poco importa se il risultato finale sia una villa, o una umile catapecchia: l’importante è scrivere.

Un altro modo di divertirsi

Due settimane fa ho un fatto cosa che pensavo che non avrei fatto in vita mia. Sai quelle cose destinate ad altri, per le quali non ti senti proprio tagliato, o per caratteristiche fisiche o caratteriali, o per tutto questo insieme?

Per me, per esempio, c’è stato sempre il tabù di apparire. Qualche hanno fa ho dato una bella scossa a questo castello di rigidità dedicandomi al teatro (che in realtà mi “chiamava” già da tempo, e intorno al quale giravo da anni senza rendermi conto), e scoprendo, all’improvviso, che poche cose sono più elettrizzanti, stimolanti e positive per l’ego di un palcoscenico e di un pubblico, e che in definitiva ci si sottopone a mesi e mesi di dove e di lavoro estenuante su di sé per quell’applauso finale del pubblico.

Passo successivo (quello di due settimane fa, appunto): posare per foto di moda. E anche questo lo ho fatto. Una amica che disegna e produce t-shirt strafighe mi ha proposto di posare indossando la nuova collezione. Dopo un momento iniziale di rigidità e imbarazzo, tutto ha cominciato a girare,  e ci siamo divertiti da matti. Un esempio del risultato è quello che vedete qui sotto.

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Scrittura e teatro

Incredibile come teatro e scrittura siano così simili, così vicini nell’essenza, nello spirito, nei principi guida, e, forse, addirittura nei valori. Precisione, costanza, orgoglio, umiltà, attenzione al dettaglio, abbandonare i lidi tranquilli, conosciuti, familiari, a favore dell’ignoto, del nuovo, dello sperimentale. Ma soprattutto, l’onestà. L’onestà verso il lettore, l’onestà verso lo spettatore.

Tutto questo li unisce. E molto di più. Incredibile.

Stanno arrivando (libri in uscita a breve)

Fa freddo: da Bolzano a Catania, in Italia si gela. E allora, quale miglior modo di passare una domenica o una serata in casa, se non leggendo? Anche perché stanno per uscire, o usciranno nei primi mesi del 2017, diversi libri di autori noti e importanti. Pronti? Via.

Torna in libreria il Nobel Ohran Pamuk con La donna dai capelli rossi. L’uscita è prevista per il 10 gennaio, quindi tra pochissimo. Racconta una storia d’amore particolare: l’ossessione per una donna bellissima, dai capelli rossi, così bella da cambiare radicalmente la vita del protagonista, Cem. Lei è un attrice, lui un semplice apprendista, che prima comincerà a spiarla quando è in scena, e poi nella casa dove vive col marito, o quando passeggia per strada. L’esito di questo innamoramento è originale e sorprendente.

Tornando in Italia, il 10 febbraio esce un nuovo romanzo di Chiara Gamberale, intitolato Qualcosa. La protagonista, la Principessa Qualcosa di troppo, abituata a emozioni forti, quando sua madre muore improvvisamente non sente più nulla. Incontra prima il Cavalier Niente, che le farà scoprire  il valore del silenzio, della noia e della fantasia, a cui era sempre fuggita, poi tutta una serie di altri personaggi, dei quali ogni volta si innamora, che le faranno vedere altri aspetti della vita. L’idea alla base del romanzo è l’affrontare un tema molto “vero” nei nostri tempi, ovvero il voler riempire le nostre vite di impegni, obblighi, interessi, attività, senza capire l’importanza di ciò che veramente siamo e vogliamo.

Tra i libri in uscita, questo 2017 vede anche un nuovo romanzo di Amélie Nothomb: a febbraio arriva in libreria Enrichetto dal ciuffo, storia di un ragazzo bruttissimo ma estremamente intelligente, e di una ragazza bellissima ma estremamente stupida. I due si innamoreranno. La storia richiama il Perrault di Barbablù e di La bella e la bestia, oltre che naturalmente di Enrichetto dal ciuffo, appunto, rileggendoli in chiave attuale.

Visto che siamo il Paese delle polemiche e delle discussioni infinite, prevedibilmente farà parlare anche da noi Motel Voyeur, di Gay Talese, che uscirà il 19 gennaio e del quale a breve si farà un film diretto da Sam Mendes (quello di American Beauty, tanto per citarne uno, per il quale ha vinto l’Oscar come miglior regista) e prodotto da Steven Spielberg. Anche qui si parla di un’ossessione, quella del padrone di un motel che sistematicamente spia gli incontri sessuali dei clienti, a li fissa in appunti, disegni, schemi; ed è una storia vera. Non può mancare in questo elenco di consigli di lettura.

Passando a sempre vivo filone della giallistica scandinava, segnalo il thriller svedese Stockholm confidential dell’esordiente Hanna Linderbg, 36 anni, giornalista. La vicenda narrata si svolge nel mondo della moda svedese, con tutti i suoi eccessi e tutta la sua sfavillante bellezza; e la protagonista è una giovane giornalista che cerca lo scoop.

 

 

 

Uno strappo alla (mia) regola

Avevo deciso di non parlare del referendum, stufo di questo fazioso tipo da stadio su entrambi i fronti, e consapevole che, alla fine, sia per il sì che per il no l’elemento principale è che la riforma della Costituzione è stata proposta da Renzi. Però rompo il silenzio per una specie di comunicazione di servizio, che, mi rendo conto, potrebbe apparire controcorrente e magari provocatoria. Questo è il link al documento della Camera che analizza, articolo per articolo, che cosa potrebbe cambiare

http://documenti.camera.it/Leg17/Dossier/Pdf/AC0500N.Pdf

Poi, che ognuno faccia come vuole (come è giusto che sia).

 

Una bella scoperta 

Poche pagine lette, ancora, ma tutte d’ un fiato. Uno stile che segue le evoluzioni che fanno i pensieri, e il loro avanti e indietro. Quella rete di dettagli e sensazioni che rendono il testo reale e unico. Una storia che diventa più vera della vita vera.

Ho iniziato a leggere “Il piccolo amico”. Ho scoperto Donna Tartt.

L’altezza della cultura (e la sua estensione)

Ma perché in Italia spesso la cultura è ritenuta qualcosa per pochi eletti? Perché abbiamo la convinzione snobistica che se qualcosa ha successo di pubblico è sicuramente dozzinale, volgare, o comunque non artistico?

Si possono pubblicare libri belli, che vendono molto. Si possono pure pubblicare libri brutti, che vendono molto. Oppure libri belli, ma che non vendono. Non si possono pubblicare libri brutti e che non vendono nemmeno. Magari bisogna imparare a scrivere libri belli, prima di buttare fango su quelli che vendono molto, belli o brutti che siano.

 

 

Tre o quattro cose che ho imparato sul crossfit (in un mese)

Ci sono finito per caso, in quella palestra, in un raro caso di serendipità: cercavo un posto, e sono finito in un altro. E caso vuole che abbia trovato la localizzazione della palestra così comoda rispetto agli altri miei impegni, che, dopo una lezione di prova, ho cancellato l’iscrizione alla vecchia palestra e mi sono iscritto lì.

Se digitate su internet la parola crossfit, e ancora meglio se la cercate su Youtube,  e vedete che cosa salta fuori, penserete che chi lo pratica debba essere un superman, o almeno a breve lo diventerà: corpi statuari, evoluzioni, una forza pazzesca. Lo ho pensato anche io, ma essendo tutt’altro che un superman, sia pure potenzialmente, ho sperato nella magnanimità degli istruttori e, appunto, mi sono iscritto.

Per farla breve, ecco che cosa ho capito dopo un mese di lezioni (a proposito, è estremamente divertente ed è adatto a tutte le età e a qualunque condizione fisica).

La fatica non ha limiti

Non importa quanto tu abbia corso in vita tua, o se sia stato un appassionato e serio frequentatore di palestre di fitness: sinché non provi il crossfit, non hai idea di quanto ti possa sentire stanco. Ed è un genere di stanchezza che prende tutto il corpo, anche parti che pensavi non sarebbero state minimamente coinvolte. Una stanchezza che riesce ad andare oltre la tua volontà di continuare: le braccia cedono, le gambe si piegano all’improvviso, quasi a tradimento. Ma scatta dentro di te qualcosa che ti fa rialzare; e continui.

Hai più energie di quanto pensi

Sembra impossibile, ma quando stai per mollare, quando ti sembra impossibile sollevare ancora una volta quella kettlebell pesante come un macigno, o piegarti ancora una volta in squat con quella maledetta palla medica, scatta qualcosa dentro di te che ti fa dire: e che cazzo. E fai un’altra ripetizione, e un’altra, e poi un’altra ancora. Sino a finire, o sino a cadere. E rialzarti.

Il sudore non finisce mai

Prima di fare crossfit non avevo idea di quanto si potesse arrivare a sudare. O meglio, ho provato esperienze simili da ragazzo, nel canottaggio, ma solo in casi o allenamenti particolari. Nel crossfit, invece, sudi in un modo che non pensavi umano. La frase: “ero tanto sudato che sembravo caduto in una vasca d’acqua” deve essere stata inventata pensando al crossfit.

Bisogna contare

Nel crossfit conti sempre: conti i minuti, conti le ripetizioni, conti le serie o i circuiti, conti i carichi, conti tutto. Sembra, a volte, che tu non faccia altro che contare. E contando impari il valore e il peso di un secondo di recupero in meno, o di un minuto di esercizi in più.

Combatti continuamente una gara con te stesso

Nel crossfit non ha senso competere con i tuoi compagni, anzi: molti allenamenti si fanno proprio in coppia, una coppia che lavora come un individuo unico, dividendo le ripetizioni da eseguire. Il tuo vero avversario sei tu: nel contrastare il tuo cedere alla fatica, e poi nel migliorare tempi, carichi, numero di ripetizioni al minuto. Una battaglia entusiasmante.

Cent’anni di amore col colera (o anche, di amore ai tempi della solitudine)

Non ho letto molti romanzi di Garcia Marquez, però in tutti quelli che ho letto ho trovato nella sua scrittura una caratteristica sempre presente, ovvero: la capacità di dare un tocco ombroso e misterioso, fresco e scuro ai luoghi, ai personaggi, alle storie.

Ieri ho finito “L’amore ai tempi del colera”. Non posso dire che sia paragonabile a “Cent’anni di solitudine”, però ci ho ritrovato molte cose in comune. Ho guardato in giro, su internet, e i pareri dei lettori su “L’amore ai tempi del colera” sono piuttosto contrastanti: c’è chi lo osanna come uno dei più importanti libri della letteriatura mondiale, e chi, di contro, lo definisce un polpettone noioso e  illeggibile.

Io ci ho trovato molti momenti di lirismo e di magia, e la mano di GGM si sente in pieno, però devo ammettere che ogni tanto, effettivamente, sembra un po’ pasticciato, confuso, con digressioni infilate lì per motivi poco comprensibili, e che mal si inseriscono nel contesto della storia (anzi, a volte su certe arzigogolate avventure amorose di personaggi secondari ti viene da dire: e chi se ne frega). Ho anche cominciato a guardare il film che è stato tratto una decina di anni fa dal romanzo; ne ho guardato una ventina di minuti, ma mi sembra che rispecchi lo spirito del libro quanto il libro stesso. Tutto questo, per dire che mi è piaciuto.